Come per Atreju, Tocqueville ha ottenuto uno spazio riservato ai blogger accreditati. Questo spazio sarà all’interno della sala stampa. Da lì sarà possibile collegarsi WIFI con il proprio pc ad una linea adsl.
Proprio come ormai accade nelle convention americane, i blogger saranno trattati come giornalisti e riceveranno un pass che consentirà loro l’accesso, non solo alla sala del convegno, ma anche alla sala stampa. Per usufruire di questo servizio è necessario accreditarsi come blogger entro il 5 ottobre, scrivendo una mail all’indirizzo web@latvdellaliberta.it. E indicare nome, cognome, nome del blog.
Mentre al Giornale continuano con il fantomatico sciopero delle firme contro l’inserto del venerdì dei Circoli della Libertà, a tessere le lodi della Tv della “sciura” Brambilla ci pensa Repubblica, nella rubrica “L’Ottovolante” curata da Giuseppe Turani.
“Secondo i nostri esperti in cose di comunicazione e di nuove tecnologie, Michela Vittoria Brambilla è l’evento politico-mediatico di questa stagione. Fa un giornale scritto (che esce regolarmente, sia pure dentro un altro), fa una televisione (su Sky), e ha un sito internet molto completo e, soprattutto, interattivo Poiché raccoglie anche i video dei suoi spettatori e li manda in onda, qualcuno si è azzardato a dire che è il primo esempio, in Italia, di Internet-televisione fatta dal basso. Naturalmente, i vari video sono filtrati, tagliati e montati, ma in ogni caso c’è la raccolta “dal basso” di materiale informativo da utilizzare poi in Rete. Insomma la rossa Brambilla dimostra di aver capito bene come funzionano le nuove tecnologie. E in questo è ancora più moderna di Berlusconi che invece è “fermo” alla televisione (anche se poi ne ha talmente tanta)”.
Al Giornale sostengono di non volersi schierare politicamente, noi preferiamo farci due sane risate con dei comici veri:
LE RAGIONI DEL CITTADINO, di MVB (Presidente Ass. Naz. Circolo della Libertà)
La domanda che pongo ai nostri lettori è una sola ma non è di poco conto: chi non fa il politico di professione ha lo stesso diritto di parola e di opinione su quel che succede e non succede in questo paese oppure no? Molti cittadini, io compresa, pensano proprio di sì ed è appunto questa l’idea che ha fatto nascere, in tutta Italia, i Circoli della Libertà. E tanto vale chiarire subito anche un’altra cosa. Le persone che operano in questi Circoli non si considerano affatto politici avventizi o, peggio ancora, candidati mestieranti per una politica di serie B. Insomma, non hanno alcuna intenzione di soppiantare questo o quel politico e chi pensa il contrario non ha proprio compreso lo spirito che muove questo movimento che, anzi, ha ben altri obbiettivi. Primo tra tutti quello di raccogliere e poi trasmettere, anche alle Istituzioni e ai palazzi della politica, idee, sentimenti, emozioni e soprattutto esigenze del cittadino che non ha sul bavero i galloni della politica. Oggi la politica si ricorda di lui solo al momento delle elezioni. Non è un po’ poco? Noi vogliamo dare voce all’Italia, diventare una sorta di grande antenna parabolica, capace di captare quel che pensa oggi veramente la gente mentre è immersa nel suo tran tran quotidiano. Ma, a questo fine, non sono sufficienti i sondaggi condotti da società specializzate? Non ne discuto l’importanza, ma molto spesso essi, per come sono orchestrati, rischiano di essere talvolta solo prodotti di laboratorio. Ecco, i Circoli della Libertà tutto vogliono essere meno che un prodotto di laboratorio, generato solo quando si riaffacciano le scadenze elettorali. Il concetto di libertà, difatti, non è un’idea artefatta da libri di testo. Al contrario, pone l’attenzione ad un’esigenza concreta e che oggi ci pare fin troppo trascurata, quella di dare voce a chi, in una democrazia, davvero comanda, cioè i cittadini che hanno il sacrosanto diritto di non sentirsi più sudditi ma piuttosto azionisti di un sistema-paese che ha una gran voglia di cambiare. Libertà come sinonimo di rispetto dei diritti del cittadino. Libertà di imporre alle Istituzioni quelle che i cittadini considerano le vere priorità di un paese che, nella libertà, vuol crescere ed affermarsi nel mondo. Insomma i Circoli della Libertà hanno deciso di sparigliare. I consensi che stiamo ricevendo con questa iniziativa ci inducono a sparigliare sempre di più.
Il Giornale della Libertà, venerdì 1 giugno (settimanale dei Circoli della Libertà allegato a Il Giornale)
Tra centinaia (!!!) di commenti - tra stampa italiana, estera e blog - letti stamattina, sulla vittoria di Nicolas Sarkozy, vi segnalo quello di “quel genio di Andrea Marcenaro”, nella sua solita rubrica Andrea’s Version, sul Foglio di oggi:
Il problema principale non è quello. Almeno qui in Italia. Non è se Sarkozy saprà fare quel che ha promesso sulle 35 ore, sulla riforma delle pensioni, sulla funzione pubblica, sugli ospedali, la scuola, il lavoro o la Turchia. O se saprà dare la sferzata culturale che a tanti piace e a tanti no. Il problema non è nemmeno se Sarkozy sarà coerente o meno sul riavvicinamento alla politica atlantica, sull’Europa, o sulla liberalizzazione all’anglosassone del mercato. Magari il problema fosse quello. Lo sarà per la Francia. Ma per noi la faccenda è un po’ più grave. E cioè. Dato che per nessuno dev’essere piacevole cadere dalla padella nella brace. Dato che la meravigliosa Ségolène ha perso e quella bestia di Sarkozy ha davvero vinto. Dato che prima o poi si terranno delle elezioni anche in Italia. E dato che non si è mai tenuta un’elezione nell’ultimo decennio senza che Umberto Eco minacciasse: “Se vince Berlusconi emigro in Francia”, adesso dove cazzo andrà?
Vive la République, Vive la France, Vive Marcenarò!
Sarkozy più credibile, centristi poco convinti dalla Royal. La Francia che non c’è è quella che vi raccontano i quotidiani e telegiornali italiani, oggi. In realtà sappiamo benissimo che quel “oggi” potremmo ometterlo, il servilismo e il provincialismo che caratterizzano il giornalismo italiano sono arcinoti a tutti. Se buona parte dei quotidiani d’Oltralpe concorda nel giudicare pari il confronto tra i due candidati all’Eliseo, Nicolas Sarkozy (UMP) e Ségolène Royal (PS), a sentire Stampa o TG3, invece, sorge il dubbio che ieri sera sia andato in onda un altro dibattito televisivo, su qualche altro canale, sfuggito a noi e ai francesi ma non ai sagaci inviati del quotidiano torinese e del telegiornale moscovita. Corriere e TG1, nel mentre, continuano a correre dietro a Bayrou e al suo elettorato - che sono due cose abbastanza diverse - e Repubblica si limita a riportare le affermazioni del leader dell’UDF omettendo però che 28 dei 29 deputati del suo partito (portavoce compresi) hanno già annunciato che voteranno a favore di Sarko. Insomma, il tout sauf Sarkozy sembra essere più italiano che francese. Ricordando le magre figure a cui si è già sottoposto in passato (a tal proposito vi consiglio la lettura di questo splendido post dell’Anarca) il giornalismo italiano, se fossimo dei simpatizzanti socialisti francesi e non vorremmo credere ai sondaggi di casa nostra inizieremmo a grattarci a più non posso e a preoccuparci seriamente per l’appoggio di chi non c’azzecca praticamente mai. E poco importa se in un sondaggio realizzato da Opinionway per LeFigaro e LC1 alla domanda “Chi è stato il candidato più convincente durante il dibattito?” il 53% degli intervistati abbia risposto Sarkozy e solo il 31% Royal; se Sarkozy venga giudicato più competente e convincente sia su “cavalli di battaglia” del centrodestra come sicurezza e immigrazione sia su argomenti cari alla tradizione socialista come disoccupazione e potere d’acquisto. Chi se ne frega se anche la maggioranza degli elettori di Bayrou trova più credibile Sarko (51%) di Ségolène (25%, il doppio). Al Corriere, a Repubblica, alla Stampa, nei TgRai, proveranno a tirare ancora la volata alla Royal convinti di trovarsi sull’Avenue des Champs Élysées con l’Arc de Triomphe là davanti. Quando pochi metri dopo il traguardo, braccia alzate e nessun altro a esultar con loro, si accorgeranno che quella in realtà percorsa era una salita ripida come l’Alpe d’Huez e che la bella socialista si è fermata ai suoi piedi per non sudare il tailleur Chanel d’ordinanza sarà ormai tardi, e noi saremo qui a farci grasse risate sull’ennesima figuraemmé della stampa italiana.
Su Corriere.it neanche a parlarne, la notizia non si trova. Repubblica è in sciopero ma, statene certi, non ve l’avrebbero comunque data:Processo Telecinco, tutti assolti. Il commento di Daw è da sottoscrivere parola per parola (punteggiatura compresa). Dieci anni di infamia.
Questa è una notizia che pochi vi diranno. Il processo sul controllo di Fininvest per l’emettitente spagnola Telecinco si è finalmente concluso dopo dieci anni di indagini. Più che di indagini, di infamia. Come si è concluso? Tutti gli imputati sono stati assolti. Non c’è stata nessuna frode fiscale commessa dai manager Fininvest Giovanni Acampora, Alfredo Messina e altri. Pure per Silvio Berlusconi, ovviamente tirato dentro nel processo, è pronta una bella archiviazione.
Si conclude così, dopo dieci lunghi anni, un procedimento che ha visto gettare fango su Berlusconi, nel solito tentativo di screditarlo davanti all’opinione pubblica. Con la gloriosa complicità di quel covo di toghe rosse che è la Procura di Milano, per anni abbiamo sentito parlare di All Iberian, di David Mills, di fondi neri e di società off-shore, tutto sempre collegato direttamente a Silvio Berlusconi. In particolare la vicenda tornò di attualità, ovviamente, durante l’ultima campagna elettorale. Ora sappiamo la verità, ora sappiamo che si è trattato di dieci anni di infamia. E non è la prima volta.
Continuo a credere che qui (e qui) la si stia facendo un po’ troppo grossa. D’altronde era lo stesso Domenico che, ai tempi dello sgup! su Sircana, scriveva ottimamente: “(…) dobbiamo stare attenti a distinguere i comportamenti censurabili da quelli privati e quindi privi di importanza per quanto riguarda il dibattito pubblico.“
Stavolta non c’è neppure di mezzo il reato di sfruttamento della prostituzione. Si tratta di un uomo beccato nel giardino (giardino non camera da letto, eh!) della propria casa a passeggiare con cinque amiche. Cosa c’entrino la “bassezza morale” e le scuse al paese (con relative dimissioni) con tutto questo non è dato saperlo.
Questo articolo di Filippo Facci pone fine, per quanto mi riguarda, alla discussione sullo scandalo “Vallettopoli” iniziata con il Barone qualche pizza fa e che al solito, come nella gran parte dei dibattiti in cui ci avventuriamo, rischiava di concludersi a pizze in faccia. D’altronde, il suo cuore batte ancora per il garofano rosso.
L’inutile e il dilettevole. Sir Henry John Woodcock non dovrebbe esistere, nel senso che mediaticamente non dovremmo neppure conoscerlo: come capita a chi, sulla carta, abbia registrato perlopiù insuccessi professionali. Ma la carta era quella delle cancellerie, non quella dei giornali. Le sue inchieste più note sono state una collezione di incompetenze territoriali, nomi altisonanti assolti, ministri prosciolti, valanghe di richieste d’arresto ingiustificate, e poi archiviazioni, bocciature per il 70 per cento dei suoi ricorsi (198 contro 139) più 6 milioni e 400mila euro spesi per tre anni di intercettazioni. Ma se Woodcock facesse anche condannare tutti, qual è la rilevanza sociale delle sue inchieste? Quali sono le priorità verso le quali la giustizia dovrebbe concentrare i suoi sforzi e i giornalisti la loro attenzione? Il letto di Aida Yespica? Le deviazioni stradali di Sircana? Che cosa invoca chi lamenta l’inefficacia della nostra giustizia, che cosa invocavano le manifestazioni milanesi di ieri l’altro? La giustizia dei Woodcock non è soltanto economicamente dispendiosa e fallimentare nei suoi esiti e devastante per la dignità dei coinvolti. È soprattutto irrilevante. Mentre nelle metropoli mancano uomini e risorse.
Pare che questo sito non risulti particolarmente scomodo al governo cinese.
E te credo, qui seriamente si parla solo di tette culi e pallacanestro, e meno seriamente di tutto il resto. Però non sanno il rischio che corrono lasciando liberi i cinesi di leggere 1972 e dintorni. Manco a dirlo: questa pagina, una tra tante, invece, risulta bloccata.
(Derek) … dice sempre che c’è sempre qualcuno che ha detto una cosa nei migliori dei modi, perciò se non riesci a fare di meglio ruba da lui e riuscirai a fare la tua figura.
(Danny Vinyard, American History X)
PRODUSCONI
Esercitazione per l’esame di giornalismo, sezione logica aristotelica. Il candidato consideri che: 1) il programma di Romano Prodi, dopo la fabbrica del programma, e dopo l’albero del programma, e dopo la carta di Caserta, e soprattutto dopo un programma cartaceo di 280 pagine, si è ridotto a 12 punti programmatici; 2) per cotanto dimagrimento è stato sufficiente eliminare tutte le parti mirate a distruggere quanto il governo Berlusconi aveva fatto in precedenza; 3) dei 12 punti rimasti, alcuni sono di una genericità totale, tipo «impegno forte per cultura, scuola e ricerca» o «impegno concreto per il Mezzogiorno»; 4) gli altri punti, invece, sono per esempio «riordino del sistema previdenziale», «rispettare gli impegni internazionali», Afghanistan compreso, o ancora «realizzazione degassificatori» o «sostegno della famiglia», o ancora «attuazione del piano infrastrutturale», Tav compresa: e sono punti che erano già stati realizzati o senz’altro impostati o comunque cominciati dal precedente governo Berlusconi; 5) Prodi e Berlusconi hanno preso più o meno gli stessi voti. Tutto ciò posto, il candidato ha trentadue ore e mezza per rispondere al seguente quesito: ma allora perché governa Prodi?
(Filippo Facci, Il Giornale)
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