Silvio perdona (forse). Io no

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Abbiamo dimenticato tutto.
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“Quasi al termine della mia esistenza, l’ingiustizia degli uomini mi ha inferto quest’ultimo colpo.
Farò appello alle mie residue forze fisiche e morali per resistere ancora, così come ho fatto per quindici anni.
Sono sicuro che verrà il momento (che forse io non vedrò) in cui la verità della mia vicenda giudiziaria sarà ristabilita.
Spero che qualcuno si pentirà del male fatto a me ed alle Istituzioni.”
Leggete Giacalone:
Devo considerare Contrada colpevole, perché così dice la legge. Ma devo anche aggiungere che in un sistema giudiziario appena più civile questo non sarebbe successo. Arrestato nel 1992 è stato condannato nel 1996. Nel 2001 è assolto, in appello, “perché il fatto non sussiste”. Nel 2002 la cassazione annulla l’assoluzione, il nuovo appello, del 2006, lo condanna e la settimana scorsa la cassazione appone il sigillo finale. Il dubbio non è legittimo è obbligatorio, tanto più che gli accusatori sono “pentiti” già scoperti a mentire.
Contrada è restituito al carcere, con un’alta probabilità di morirci. Spera ancora che la verità smentisca la sentenza. Agli italiani va peggio, perché restituiti al buio di una storia non tutta raccontata, comunque, di certo, non chiarita.
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A POCHI GIORNI DALL’ASSOLUZIONE NEL PROCESSO TELECINCO CON LA FORMULA “NON C’E’ OMBRA DI REATO”, SILVIO BERLUSCONI E’ STATO ASSOLTO ANCHE NEL PROCESSO SME DALL’ACCUSA DI CORRUZIONE IN ATTI GIUDIZIARI PER NON AVER COMMESSO IL FATTO E PERCHE’ IL FATTO NON SUSSISTE.
Mantovano: “Soddisfazione accompagnata dall’amarezza di 11 anni di vita politica inquinati […] Il processo Sme, quello per il quale sono state formulate le accuse più pesanti contro Silvio Berlusconi, ha avuto un percorso parallelo alle vicende della vita politica italiana per lo meno dall’inizio del 1996, e quindi alla vigilia delle elezioni che hanno portato alla formazione del primo governo Prodi […] Ci si attenderebbe da qualcuno, dalle parti del neonato Partito Democratico, e anche oltre, la franca ammissione di aver esagerato“.
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Su Corriere.it neanche a parlarne, la notizia non si trova. Repubblica è in sciopero ma, statene certi, non ve l’avrebbero comunque data: Processo Telecinco, tutti assolti. Il commento di Daw è da sottoscrivere parola per parola (punteggiatura compresa). Dieci anni di infamia.
Questa è una notizia che pochi vi diranno. Il processo sul controllo di Fininvest per l’emettitente spagnola Telecinco si è finalmente concluso dopo dieci anni di indagini. Più che di indagini, di infamia. Come si è concluso? Tutti gli imputati sono stati assolti. Non c’è stata nessuna frode fiscale commessa dai manager Fininvest Giovanni Acampora, Alfredo Messina e altri. Pure per Silvio Berlusconi, ovviamente tirato dentro nel processo, è pronta una bella archiviazione.
Si conclude così, dopo dieci lunghi anni, un procedimento che ha visto gettare fango su Berlusconi, nel solito tentativo di screditarlo davanti all’opinione pubblica. Con la gloriosa complicità di quel covo di toghe rosse che è la Procura di Milano, per anni abbiamo sentito parlare di All Iberian, di David Mills, di fondi neri e di società off-shore, tutto sempre collegato direttamente a Silvio Berlusconi. In particolare la vicenda tornò di attualità, ovviamente, durante l’ultima campagna elettorale. Ora sappiamo la verità, ora sappiamo che si è trattato di dieci anni di infamia. E non è la prima volta.
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Questo articolo di Filippo Facci pone fine, per quanto mi riguarda, alla discussione sullo scandalo “Vallettopoli” iniziata con il Barone qualche pizza fa e che al solito, come nella gran parte dei dibattiti in cui ci avventuriamo, rischiava di concludersi a pizze in faccia. D’altronde, il suo cuore batte ancora per il garofano rosso.
L’inutile e il dilettevole. Sir Henry John Woodcock non dovrebbe esistere, nel senso che mediaticamente non dovremmo neppure conoscerlo: come capita a chi, sulla carta, abbia registrato perlopiù insuccessi professionali. Ma la carta era quella delle cancellerie, non quella dei giornali. Le sue inchieste più note sono state una collezione di incompetenze territoriali, nomi altisonanti assolti, ministri prosciolti, valanghe di richieste d’arresto ingiustificate, e poi archiviazioni, bocciature per il 70 per cento dei suoi ricorsi (198 contro 139) più 6 milioni e 400mila euro spesi per tre anni di intercettazioni. Ma se Woodcock facesse anche condannare tutti, qual è la rilevanza sociale delle sue inchieste? Quali sono le priorità verso le quali la giustizia dovrebbe concentrare i suoi sforzi e i giornalisti la loro attenzione? Il letto di Aida Yespica? Le deviazioni stradali di Sircana? Che cosa invoca chi lamenta l’inefficacia della nostra giustizia, che cosa invocavano le manifestazioni milanesi di ieri l’altro? La giustizia dei Woodcock non è soltanto economicamente dispendiosa e fallimentare nei suoi esiti e devastante per la dignità dei coinvolti. È soprattutto irrilevante. Mentre nelle metropoli mancano uomini e risorse.
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