StarSailor, Un sito di Francesco Sciotto
May 8, 2007 at 9:08 pm
· Filed under Politica, Europa, Esteri, Francia, Sarkozy, Fillon, Pécresse, UMP
Segnatevi questi due nomi: François Fillon e Valérie Pécresse. Lui, 53 anni da poco compiuti, già ministro durante i governi Balladour, Juppé (I e II) e Raffarin (I, II e III), sarà con molta probabilità il primo ministro di Sarkozy; lei, 40 anni tra due mesi, portavoce dell’UMP, è la punta di diamante del nutrito gruppo di “sarkozettes” che entreranno a far parte della prossima squadra di governo. Entrambi hanno un blog. Loro sono la dimostrazione che Nicolas Sarkozy non è una meteora caduta per caso su Parigi, ma il frutto della rivoluzione che ha investito l’UMP a cavallo del nuovo secolo. Frutto e artefice, al tempo stesso, di un rinnovamento il cui nobile risultato - ultimo ma non finale - è stata la riconciliazione dei francesi con la politica. La nuova classe dirigente dell’UMP è frutto del merito, del coraggio di rimettere in discussione anche il passato dal quale è venuta; frutto di idee e non delle ideologie (pragmatismo si dice); della “rupture” che, dategli del tempo, così “tranquille” non sarà. Forse ha ragione Andrea Gilli su Epistemes, un uomo da solo non può rivoluzionare l’intera politica di un paese. Ma Sarkozy non è un uomo solo, ha dalla sua parte un’intera “squadra” di donne e uomini come lui. Sarkozy ha dalla sua parte un paese a cui ha parlato chiaro sin dall’inizio della campagna elettorale. Sarkozy ha dalla sua parte la jeunesse francese desiderosa di riprendersi il proprio futuro. Non è poco. Potrà fallire, ma non la tradirà.
Segnalato da LiberoBlog.
Anche su La Voce del Padrone e Il Circolo Giovani.
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Una cosa alla volta… Non è che ci sono ancora un po’ di immagini da Parigi? Io ho un’altra bottiglia di champagne in fresco
ringo, conservala per le legislative di giugno
ag wrote @ May 9th, 2007 at 10:09 am
grazie del link. Nota: Sarkozy ha dalla sua i suoi uomini. Vero. Ma ha contro anche tutto l’establishment. Burocrazie ministeriali, sindacati, parte dell’elite culturale. Se le burocrazie ministeriali si oppongono al suo disegno, allora e’ molto difficile reallizzare la propria linea politica. Solo per fermarci agli ostacoli interni che io ho racchiuso nella sfera “cultura francese”. Ciao, aa.
ag, gli ostacoli interni non sono poi così diversi da quelli che trovò il governo di cdx in Italia. Condivido quello che dici, è realista, ma forse un po’ troppo pessimista. Se gli daranno tempo, magari non tutto e non subito, ma vuoi vedere che la Francia cambia per davvero?
ag wrote @ May 10th, 2007 at 9:08 am
Si diceva la stessa cosa su Berlusconi. Non mi sembra che avergli dato tempo abbia giovato. Cari saluti, andrea.
ag, dunque, secondo quello che mi dici, la politica estera francese non potrà mai cambiare. Inoltre, Berlusconi ha fatto delle scelte chiare - discutibili o meno, ma chiare - in politica estera e ha portato l’Italia dove non era mai stata (così “in prima linea”, intendo). Quello che auspico io è un cambiamento rispetto alla politica di Chirac e di Mitterand, ed è proprio il passato francese a farmi ben sperare. Infine, ci sono due passaggi significativi nel suo discorso:
1) Si torna alla promessa di De Gaulle: “Je veux lancer un appel à nos amis Américains pour leur dire qu’ils peuvent compter sur notre amitié qui s’est forgée dans les tragédies de l’Histoire que nous avons affrontées ensemble. Je veux leur dire que la France sera toujours à leurs côtés quand ils auront besoin d’elle“.
2) “Je veux lancer un appel à tous ceux qui dans le monde croient aux valeurs de tolérance, de liberté, de démocratie et d’humanisme, à tous ceux qui sont persécutés par les tyrannies et par les dictatures, à tous les enfants et à toutes les femmes martyrisés dans le monde pour leur dire que la France sera à leurs côtés, qu’ils peuvent compter sur elle“.
Contro i perseguitati, le tirannie e i regimi dittatoriali: questo passaggio mi sembra molto neocon. Ciao, F.
ag wrote @ May 10th, 2007 at 12:40 pm
wait, io non dico che la politica estera non possa mai cambiare: dico che ci sono dei limiti strutturali e materiali chiari che impogono svolte decisive.
Su Berlusconi: io mi riferivo in particolar modo alla sua politica interna (economia, amministrazione): ha chiesto tempo, glielo hanno dato, e lo ha sprecato. Questo e’ quanto emerge da cinque anni di governo. In merito alla politica estera del Governo Berlusconi, a mio modo di vedere non si e’ distanziata cosi’ tanto dalla politica estera italiana di tutta la seconda repubblica, e forse anche della prima. D’altronde, D’Alema appoggio’ bene l’intervento in Kossovo, e cosi’ nel ‘91 contribuimmo alla prima guerra in Iraq. Voglio dire: se togliamo la retorica, sembra che la politica estera italiana segua sempre uno stesso tracciato: atlantismo ed europeismo, senza eccedere ne’ da una parte ne’ dall’altra, impegno in medio oriente senza intaccare i nostri interessi in loco (leggi: forniture di petrolio). Se vedi delle forti differenze con il passato, per favore sottolineamele perche’ io non le vedo.
In merito al passaggio “contro le tirannie, per i diritti umani, bla bla bla.” Mah… Scusa, ma cosa dovrebbe dire uno che guida uno stato nato con la Rivoluzione francese? Che vuole sostenere le piu’ brutali dittature sul pianeta. Vai a leggere i discorsi di Kissinger e Nixon, vedi che anche loro citavano liberta’, democrazia, diritti umani. Distingui la retorica dai fatti. Nel dicembre 2005, Condoleeza Rice scrisse un articolo sul Washington Post dove diceva che bisognava espandere la democrazia e che il Realismo era per l’accademia. Un piccolo blog italiano al tempo noto’ che questa era tutta retorica: i fatti sarebbero stati altrimenti. Quel piccolo blog mi sembra ci abbia visto giusto: da allora gli USA hanno cambiato, e parecchio.
saluti, aa.
ag, lo leggevo quel piccolo blog…
Cosa dovrebbe dire uno che guida uno stato nato con la Rivoluzione francese?
Ti trovo i discorsi - di Chirac, De Villepin e dei vari ministri degli esteri - e ti faccio leggere cosa può anche dire uno che guida uno stato nato con la Rivoluzione francese. Ma, soprattutto, ti faccio leggere cosa può anche NON dire uno che guida uno stato nato con la Rivoluzione francese.
Distinguere la retorica dai fatti: hai ragione, ma Sarkozy non si è neppure insediato dunque, per il momento, abbiamo solo la sua parola, quella dei suoi uomini, i discorsi di un’intera campagna elettorale, un paio di libri (Testimonianza, il secondo, su questo argomento è molto chiaro: “non vedo perché il mio Paese non debba trarre ispirazione dal suo grande alleato“), il viaggio in America per commemorare le vittime dell’11/9 in cui venne bollato dai giornalisti americani “più neocon dei neocon”. Ci sono diversi fattori che lasciano presupporre sperare in cambiamento di rotta - niente strambate, solo una leggera poggiata (perdonami, è la sindrome da Coppa America
)- nella politica estera francese.
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