January 29, 2007 at 11:35 am · Filed under Generale
Coming soon! Chiamiamo le cose con il proprio nome: Sfiga.
Un upgrade errato del vecchio template, una vecchia funzione che non esiste più e (probabilmente) si è perso “quel pò pò di meraviglia” che ero riuscito a mettere su.
Stiamo calmi e ci rivediamo presto. Di sicuro più belli. Almeno spero.
Francesco
Sentire Fedele Confalonieri a Ballarò dare lezioni di televisone alla platea e rivolgersi al Furio(oso) Colombo dicendo: “Lei non può parlare come se fosse un uomo della strada, lei è stato in America. Via! Su!“, non ha prezzo!
Vedere Fedele Confalonieri a Ballarò dare lezioni di televisone alla platea e mettere a tacere il Furio(oso) Colombo con un semplice gesto della manina, non ha prezzo!
Bellissima giornata. Perché si può dire soltanto così di una giornata in cui compri il Corriere e vedi l’intervista di Aldo Cazzullo a Leoluca Orlando. E subito la leggi e scopri, insieme a un nuovo Orlando, quanto l’Orlando antico, vale a dire l’ex sindaco di Palermo, fosse diverso da come ti era parso. Perché l’Orlando nuovo rivendica il suo diritto a un giudizio negativo su un imputato assolto (sul che non avevamo dubbi), ma anche positivo su uno condannato. Perché dice di Leonardo Sciascia che vent’anni fa scrisse sulla mafia cose giuste (anche se venne usato da chi voleva screditare i nemici della mafia). Perché tiene moltissimo a sottolineare come con Sciascia abbia fatto pace poco prima che morisse. E sopra tutto perché: “I processi non mi riguardano”, confessa Orlando, “anzi, fosse dipeso da me Andreotti non sarebbe mai stato inquisito, inquisendolo mi hanno sottratto un argomento politico”. Stupefacente, ma consolante. Non resta a questo punto che aspettare fiduciosi l’uscita del prossimo libro di Dan Brown, dove undici apostoli saranno i traditori e l’unico che non c’entra un cazzo sarà Giuda.
Anche Leoluca Orlando Cascio, dopo il “kompagno di merende” Tano Gra(da)sso, dà vita al suo personalissimo processo di rivalutazione post-mortem di Leonardo Sciascia in vista delle Amministrative palermitane.
Riguardo ad Andreotti, inoltre, Travaglio ci ricorda l’Orlando-pensiero di qualche annetto fa.
January 23, 2007 at 12:49 am · Filed under USA, Sport
Il primo dei tre attesissimi confronti stagonali tra i due big-rookie Andrea Bargnani (TOR) e Adam Morrison (CHA) avrà luogo stanotte (fuso italiano, prima serata negli States) all’Air Canada Centre di Toronto, Ontario (Canada). Comunque andrà a finire la sfida tra i due, non si placherà certamente l’accesissimo dibattito tra me e Freedomland su chi merita il premio di miglior matricola della stagione. Intanto, nel consueto appuntamento settimanale con il Rookie Rankings di Nba.com, il “Nostro” perde una posizione (era primo) scavalcato dalla guardia dei Portland Trail Blazers, Brandon Roy (quinto la settimana passata). Invariato Morrison sempre in terza posizione; scende lo spagnolo Garbajosa (3°->5°), cresce Rudy Gay di Memphis (7°->6°). UPDATE: Davvero molto bello il titolo che Raptors.com, il sito ufficiale di Toronto, dedica all’incontro e al giovane Morrison: “See the ‘Stache Tonight. It’s wacky, it’s wispy and it’s on its way to ACC. Don’t miss Adam Morrison, his moustache and the Charlotte Bobcats as they visit the Raptors tonight in Toronto“.
TNS Sofres - Unilog Groupe LogicaCMG ha pubblicato l’ultimo “barometro presidenziale” realizzato il 17 e 18 gennaio per Le Figaro - Rtl - LCI (campione di 1000 persone). A oltre un mese dal precedente sondaggio -che vedeva Nicolas Sarkozy (UMP) e Ségolène Royal (PS) in perfetta parità con il 33% delle preferenze degli intervistati- il candidato dell’UMP guadagna due punti percentuali (35%, +2) mentre la rivale socialista ne perde altrettanti (31%, -2). Si tratta del divario più ampio tra i due dal mese di ottobre. A far da terzo incomodo lungo la strada che porta all’Eliseo il candidato del Fronte Nazionale, Jean-Marie Le Pen, che vede crescere i propri consensi dell’1,5% e si attesta al 13%. In leggero ma costante progresso anche François Bayrou (UDF) passato dall’8 al 9%.
Se lo scontro al 2° turno dovesse essere, come da pronostico, tra i due candidati più attesi, Sarkozy e Royal, ad aver la meglio sarebbe il primo con il 52% delle preferenze. C’è da dire che 22 intervistati su 100 non hanno espresso le proprie intenzioni di voto, ma si tratta di una percentuale molto simile a quella degli astenuti nelle elezioni del 2002.
Infine, disoccupazione e capacità d’acquisto rimangono tra le preoccupazioni principali per i francesi, ma se per l’elettorato di centrodestra la lotta per la sicurezza e la politica fiscale restano argomenti fondamentali nella scelta del candidato (rispettivamente al 2^ e 5^ posto), agli elettori della sinistra questi due temi sembrano destrare meno interesse e preoccupazione (5^ e 8^).
Qui l’articolo de LeFigaro, quello di RTL e quello di LC1.
A CAUSA DI ALCUNI INCONVENIENTI TECNICI IL TERZO NUMERO DI FRONTIERA OVEST E’ USCITO IN FORMA RIDOTTA E IN RITARDO RISPETTO AL CONSUETO APPUNTAMENTO QUINDICINALE.
CI TENGO A SCUSARMI PERSONALMENTE CON I NOSTRI LETTORI E A DARE APPUNTAMENTO A TUTTI AL PROSSIMO NUMERO CHE SARÀ ONLINE IL 16 FEBBRAIO. ABBIAMO SCELTO QUESTA COME DATA PER LA PROSSIMA PUBBLICAZIONE PER RIMETTERCI IN PARI CON LA TABELLA DI MARCIA CHE CI ERAVAMO INIZIALMENTE PREFISSATI.
CI TENGO ANCHE A RINGRAZIARE PUBBLICAMENTE I REDATTORI CHE NON HANNO FATTO VENIR MENO IL LORO IMPEGNO E LA LORO PROFESSIONALITA’ E CHE CI HANNO PERMESSO DI REALIZZARE QUESTO NUMERO, MENO “CORPOSO” FORSE MA NON PER QUESTO MENO RICCO DI SPUNTI E RIFLESSIONI INTERESSANTI.
AUGURO A TUTTI UNA BUONA LETTURA, Francesco Sciotto
L’INDICE DI QUESTO NUMERO:
Pag.1: Politica - Riformisti mancati (U. Magni).
Pag.2: Esteri - Il leone e la spada (P. Chiartano).
Pag.3: Cultura - Quando lo stato decide la storia (L. Ponticelli).
Pag.4: Aforismi (Hayek, Smith, Rosmini, Giolitti, De Kerkhove, Friedman).
Sarò anche prevenuto nei confronti dell’attuale maggioranza ma io queste due dichiarazioni preferisco registrarle.
Francesco Rutelli (Dl), vicepremier e ministro dei Beni culturali:
“Il governo ha una linea chiara e coerente su questo argomento. Siamo un paese che prende degli impegni e li mantiene, perché siamo un paese serio”. [Reuters, LINK]
Massimo D’Alema (Ds), ministro degli Esteri:
“Andare via dall’Afghanistan, dove c’è l’Onu e l’Unione Europea e dove nessun Paese sostiene che le forze internazionali devono andarsene, non è un atto politico, ma sarebbe una rinuncia ad esercitare il nostro ruolo politico e sarebbe una scelta che ci isolerebbe”. [Corriere, LINK]
Siamo un paese serio? Con Oliviero Diliberto, Paolo Cento, Francesco Caruso e Pecoraro Scanio a governare? Mah…
Di recente Romano Prodi, a chi gli domandava per chi tiferà alle elezioni presidenziali di primavera tra il moderato Nicolas Sarkozy e la socialista Ségolène Royal, ha pensato bene di evitare una trappola pronunciandosi per il capo della terza forza, il liberal-democratico François Bayrou. Ma cosa succederà, ridacchia qualcuno, se al secondo turno delle presidenziali il partito di Bayrou decidesse di schierarsi con Sarkozy anziché con i socialisti? Cosa direbbero i Ds, che sono colleghi dei socialisti francesi all’interno del Pse, di questa situazione? [ Panorama, LINK]
Staremo a vedere. Eventualmente questa relazione vale ancora?
Spero che si investa sul futuro (…) si faccia uno studio serio delle scienze sociali e della politica cercando di immettere poi nella proposta politica i nostri valori di riferimento.
“Il solo difetto di Ségolène Royal? Il suo compagno“, parola Arnaud Montebourg, portavoce della Royal. Solo che il “suo compagno” è tale François Hollande, segretario del Partito Socialista. Detta per ridere, in diretta televisiva mercoledì su Canal Plus, questa frase ha scatenato il putiferio all’interno del partito: Monteburg ha presentato le dimissioni, la Royal le ha respinte e lo ha sospeso per un mese dall’incarico. Hollande ha dichiarato “chiuso” l’incidente. L’UMP e la Francia intera se la ridono alle spalle dell’allegra famigliola socialista implicata anche in uno scandalodi natura fiscale: la costituzione di una società civile immobiliare per sfuggire al pagamento di una tassa, l’impôt de solidarité sur la fortune (ISF), versata solo da chi detiene un patrimonio netto superiore a 760.000€. Si tratta della solita imposta di natura ideologica (avete presente la nostra tassa sulle successioni?) che tanto piace alla sinistra di tutto il pianeta, una sorta di “anche i ricchi piangano” ai piedi della Tour Eiffel. Quello che fa specie (ma mica tanto), e che imbarazza non poco la sinistra francese, è che sia stato proprio Hollande, l’uomo che nel giugno del 2006 dichiarò durante una trasmissione televisiva “Je n’aime pas les riches! Je n’aime pas les riches, j’en conviens.” (Io non amo i ricchi!), a tentare di raggirarla. E’ cominciata nel peggiore dei modi la sfida di Mme Royal al candidato ufficiale dell’UMP, Nicolas Sarkozy. Come dice un’amica transalpina: “Hollande à Royal, la France à Sarkozy”.
21 marzo 1993: i socialisti francesi vengono bocciati alle elezioni legislative. L’allora ministro dell’ambiente del governo Bérégovoy, la giovane Ségolène Royal si presenta davanti alle telecamere di France2 nel tentativo di difendere il suo operato e quello dei suoi colleghi ministri. A incalzarla un pimpante Nicolas Sarkozy (che di lì a una settimana diverrà ministro “du Budget” e portavoce del governo Balladur, ndStar).
Un delizioso antipasto di ciò che vedremo durante la prossima campagna elettorale? Certo che la reazione nervosa della Royal è davvero imbarazzante…
PS: Non vi dico a chi somiglia la Royal quando chiede al conduttore di impedire a Sarkozy di parlare perché si è già espresso precedentemente. Fate voi. UPDATE: Secondo questo sondaggio al secondo turno la spunterebbe Sarko. Le Pen (FN) sorpassato da Bayrou (UDF).
Che poi, basta entrare in un qualsiasi centro sociale, e dare un’occhiata in giro, per rendersi conto che sono loro quelli che puzzano come capre e brutti come la morte. Vi sfido a dimostrarmi il contrario. Andrea Mancia ha colto nel segno: il ragionamento di Giavazzi puzza di marcio come un no-global qualunque. Il Professore preferisce tenersi con sé, vicini-vicini, i sinistri no-tutto e spaccavetrine pur di continuare ad alimentare una leggenda bugiarda costruita ad arte negli anni dalla sinistra-Kultura. Tra simili, tanto, il puzzo non lo sentono.
Il “giochino”, da decenni, è sempre lo stesso. Si parte dall’assunto che il termine “sinistra” possa essere utilizzato come sinonimo di “bello”, “buono”, “pulito”, “giusto” (lasciando dunque “brutto”, “cattivo”, “sporco” e “ingiusto” alla “destra”). Poi ci si pone una domandina retorica del tipo “è più di sinistra farsi la doccia regolarmente o puzzare come capre?”. Lasciando ai propri lettori la risposta, tanto scontata quanto falsa.
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«From this day to the ending of the world, But we in it shall be remember'd; We few, we happy few, we band of brothers; For he to-day that sheds his blood with me Shall be my brother.»