StarSailor, Un sito di Francesco Sciotto
September 27, 2006 at 7:04 pm
· Filed under Politica, Tocqueville, Europa, USA, Storia&Cultura, Francia
UPDATE: Questo post ha avuto l’onore di ispirare uno splendido approfondimento sul tema del mio Northern Friend, Abr. La lettura è assolutamente consigliata. Qui.
“Ci sono persone in Francia che vorrebbero nella Repubblica una situazione stabile e tranquilla, un obiettivo verso il quale le idee ed i costumi trasportassero ogni giorno le società moderne, e che vorrebbero sinceramente aiutare gli uomini ad essere liberi. Quando attaccano le fedi religiose, seguono le loro passioni, non i loro interessi. Il dispotismo, ma non la libertà, può fare a meno della religione. La religione è molto più necessaria nella Repubblica che esse raccomandano che nella monarchia che attaccano, e nelle repubbliche democratiche più che in ogni altra forma di governo”
Alexis de Tocqueville, La Democrazia in America, I, 9.
Mr. David Cameron e Monsieur Nicolas Sarkozy sono i due astri nascenti della destra europea. Quarant’anni (il prossimo 9 ottobre) il primo, e già leader del partito conservatore inglese; cinquantuno anni e tanta esperienza politica alle spalle per il secondo, attuale Ministro dell’Interno francese e presidente dell’Unione per un Movimento Popolare (UMP).
Entrambi hanno già imboccato la strada che li condurrà alla conquista della leadership nei loro rispettivi paesi. David Cameron è, ad oggi, il maggior accredidato a occupare l’appartamento del n°10 di Downing Street, Londra, residenza del primo ministro inglese, visto che il suo contendente, il neo leader labour, Gordon Brown, pare considerato “unfit” da avversari e alleati per ricoprire quel ruolo; Nicolas Sarkozy tenterà la scalata all’Eliseo durante la prossima primavera, quando in Francia si terranno le elezioni presidenziali, e con molta probabilità sarà la socialista Ségolène Royal - anche se bisognerà attendere fino a novembre per conoscere il candidato del PS - a contendergli il ruolo di successore di Chirac.
C’è una cosa più delle altre che accomuna Sarkò e Cameron: la passione per la dottrina politica e filosofica del Conservatorismo Compassionevole, tanto cara al presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, che ne ha fatto programma elettorale durante la campagna presidenziale del 2000 contro Al Gore. Passione che ha spinto il leader francese a imboccare la stessa strada, tanto che il libro da lui scritto, “La Repubblica, le religioni, la speranza“, riprende fedelmente le linee guida di questa filosofia adattandole all’esperienza francese; oltremanica, invece, da quando Cameron è diventato il capo del partito, sul sito ufficiale dei Tories campeggia una scritta “Compassionate Conservatism” che invia ad un’accurata sezione dove viene ampiamente definito il nuovo corso intrapreso dai conservatori britannici.
Che cos’è il Conservatorismo Compassionevole?
E proprio George W. Bush a darne una definizione assai chiara:
“E’ compassionevole aiutare i nostri concittadini che sono rimasti indietro. E’ conservatore insistere nella responsabilità di ognuno e sui risultati” (April 30, 2002).
Il “godfather” del Compassionate Conservatism è Marvin Olasky, consigliere di G.W. Bush, che nel 2000 ha raccolto tutte le sue idee in un libro dal titolo “Compassionate Conservatism: What it is, What it does, and How it can transform America“: una ricetta di stampo conservatore su temi come ambiente, sanità, immigrazione, da sempre cavalli di battaglia della sinistra. Accanto a Olasky, il direttore del trimestrale City Journal, Myron Magnet, che in un articolo pubblicato nel febbraio del 1999 sul Wall Street Journal intitolato “What is Compassionate Conservatism?” spianò la strada alla pubblicazione del libro.
Compassionate conservatives offer a new way of thinking about the poor. They know that telling the poor that they are mere passive victims, whether of racism or of vast economic forces, is not only false but also destructive, paralyzing the poor with thoughts of their own helplessness and inadequacy. The poor need the larger society’s moral support; they need to hear the message of personal responsibility and self-reliance, the optimistic assurance that if they try —as they must —they will make it. They need to know, too, that they can’t blame “the system” for their own wrongdoing.
Una ricetta alternativa dunque che vada oltre l’inesatta dicotomia propagandata dalla sinistra (liberal americana, socialista europea, comunista italiana) a sostegno delle proprie tesi: “big government” vs. “indifferent government”. Si può essere liberali curandosi attentamente “di chi è rimasto indietro”. Compassionevole è aiutare attivamente i cittadini che hanno realmente bisogno; conservatore è insistere nella singola responsabilità di ognuno e nei risultati. Il governo non può risolvere ogni problema ma può incoraggiare le persone e le comunità - e qui diventa cruciale il ruolo delle diverse religioni - ad aiutare loro stessi e gli altri. Non aumentando la spesa sociale ma offrendo aiuto ai cittadini per costruirsi la propria vita da soli (diminuendo le tasse?). Educazione, scuola, sconfiggere la povertà dentro e fuori il proprio paese.
Se si confronta questa idea “conservatrice” con quanto, ad esempio, affermato da un liberale duro e puro come Antonio Martino, nella premessa al paragrafo “Solidarietà o statalismo?” del suo libro “Semplicemente Liberale“, ci si può rendedere facilmente conto che nei due casi analisi e soluzione ai problemi coincidono: il superamento del Welfare State per arrivare ad una sorta di Welfare Society, il passaggio dall’idea che debba essere lo Stato a doversi occupare dei problemi sociali (come ha sempre inteso, fallendo, la sinistra) a quella che possano essere i singoli individui, le libere associazioni e (come già fanno) le chiese, le moschee, le sinagoghe a impegnarsi in questo settore. Non uno stato-confessionale ma, proprio come sosteneva Alexis de Tocqueville, un’apertura culturale al senso religioso e alla libertà come dimensione spirituale capace di creare le motivazioni per l’azione individuale indirizzata alla crescita dell’intera società. Una laicità aperta e serena dove tutti, di qualunque fede essi siano, possano vivere la propria esperienza e partecipare alla costruzione della democrazia. L’idea appunto che credenti e non, cattolici o di altre confessioni, ci si possa schierare tutti a favore di chi ha bisogno. Il tutto con buona pace dei sostenitori dello statalismo: fallito; del multiculturalismo: fallito; dell’ambientalismo verde: fallito.
Questa è il cammino che sta compiendo l’America; questa è la nuova frontiera verso cui Cameron e Sarkozy si stanno avventurando; questa è la direzione in cui dobbiamo andare.
Altre fonti:
Marco Respinti su Ideazione, lug-ago 2005.
Raffaele Iannuzzi su Il Domenicale, 7 maggio 2005.
Permalink
Mi piace l’odore di conservatorismo compassionevole la mattina presto!
Grande grandissimo post!
Meglio il conservatorismo compassionevole del Welfare socialdemocratico.
Rendiamoci tuttavia conto che, senza una robusta dose di scetticismo verso l’attivita’ statale, rischiamo di riproporre lo stesso assalto alla diligenza da parte delel burocrazie “solidali” , stavolta con una patina superficiale differente. L’esperienza aericana dovrebbe insegnare
Però… complimenti!
Unico appunto: “Si può essere liberali curandosi attentamente “di chi è rimasto indietro”. Al posto di liberali andrebbe messo “conservatori”. Il post è bello, ma continuo a diffidare del compassionate, specie in quei paesi - come l’Italia - dove non c’è stata la rivoluzione cons degli anni ‘80. GM
Andare oltre le tesi del conservatorismo classico è proprio questo : ricercare soluzioni all’interno dei cavalli di battaglia social-democratici. Assistenzialismo di maniera, e come proponi nel post, welfare society, sono le vie per ripensare quell’idea totalitaria e totalizzante per cui lo Stato si deve fare carico di tutto e tutti. Quel “paternalismo” sfrenato che blocca i processi di crescista delle società.
Concordo su tutto.Ottimo post.
Abr wrote @ September 28th, 2006 at 12:33 pm
Grande post!
Pur concordando con Mariniello sul rischio etimologico, in un contesto assistenziale nel suo stesso dna come l’Italia, del termine “compassione”, trovo il tuo post “a great starting point”.
Bello il richiamo tocquevilliano sull’importanza della religiosità, collante in un contesto democratico.
Molti NeoCon non si rendono conto che forse, la vera differenza tra gli output delle due rivoluzioni Illuministe - l’America e la Francia - sta proprio nella religiosità che permea, pur lasciandola libera, la prima, contrapposta alla inflessibile e mandatoria religione di stato del laicismo a tutti i costi della seconda.
L’unica cosa che mi lascia un po’ così del bush-pensiero e che andrebbe ritarata in senso conservative, è la politica troppo “compassionate” sull’immigrazione (cittadinanza di massa agli immigrati, anche clandestini), dato che ha avuto epigoni anche nella nostra destra (si, mi riferisco a Fini).
E’ il tema dell’identità, della comunità, che guarda caso si aggancia a quello della religiosità: chi siamo? Chi è il mio vicino, per il quale sono disposto a sacrificare qualcosa (un terzo del mio reddito … o addirittura la vita, pensiamo alIDF)
Grande post!
ciao, Abr
ringo wrote @ September 28th, 2006 at 1:21 pm
Leggerò con calma. Ma subito un dubbio: lo hai scritto tu? 
Un salutone.
JimMomo wrote @ September 28th, 2006 at 6:50 pm
Diciamo che finora il conservatorismo compassionevole (Bush) ha fatto ampio ricorso al big government e che la tua definizione mi ricorda più il blairismo. Alcuni passaggi sembrano ripresi alla lettera da Tony Blair. Staremo a vedere questo Cameron e questo Sarkozy, ma sarei molto, molto cauto.
(E attenzione a non finire nel liberalismo “sociale” di Pera e nella Destra sociale)
E sulla citazione di Alexis:
1) Mentre in Europa «lo spirito di religione e lo spirito di libertà» procedevano «in senso contrario», negli Stati Uniti «regnavano intimamente uniti»:
«Gli increduli d’Europa combattono i cristiani più come nemici politici che come avversari religiosi: essi odiano la fede più come l’opinione di un partito che come una erronea credenza; e nel sacerdote combattono assai più l’amico del potere che non il rappresentante di Dio. In Europa il cristianesimo ha permesso che lo si unisse intimamente alle potenze terrene. Oggi queste potenze cadono ed esso è come seppellito dalle loro rovine».
JimMomo wrote @ September 28th, 2006 at 6:51 pm
2) «In America la religione è un mondo a parte dove il prete regna, ma dal quale ha cura di non uscire mai; dentro questi limiti egli guida l’intelligenza, fuori di esso lascia gli uomini liberi di sé e li abbandona all’indipendenza e all’instabilità proprie della loro natura e dei tempi. (…) I preti americani non cercano di attirare e di fissare tutti gli sguardi dell’uomo verso la vita futura e indirizzano volentieri una parte del cuore umano verso le cure del presente. (…) non gli proibiscono in alcun modo di ricercare onestamente il benessere. (…) Tutti i preti americani conoscono l’impero intellettuale della maggioranza e lo rispettano. (…) Si sforzano di correggere i loro contemporanei, ma non se ne separano mai. L’opinione pubblica non è quindi mai contraria a loro e le loro credenze regnano contemporaneamente e per forza propria e per l’appoggio della maggioranza».
JimMomo wrote @ September 28th, 2006 at 6:51 pm
3) «In questi secoli le religioni devono mantenersi più discretamente nei loro limiti senza cercare di uscirne poiché volendo estendere il loro potere al di fuori del campo strettamente religioso, rischiano di non essere credute in alcun campo (…) Sono così persuaso dei pericoli quasi inevitabili che corrono le credenze religiose quando i loro interpreti si mescolano agli affari pubblici e, d’altra parte, così convinto che occorra ad ogni costo mantenere il cristianesimo in seno alle nuove democrazie, che preferirei incatenare i sacerdoti nel santuario che lasciarli uscire da esso».
E con questo fanno tre
ciao
StarSailor wrote @ September 28th, 2006 at 10:00 pm
Grazie a tutti per i commenti. Troppo buoni!
Rispondo cominciando da Ringo: non affaticarti, eh?! L’ho trovato scritto sul Cucciolone e l’ho copiato! 
Jimmomo, li hai pagati i diritti per riportare qui tutta l’opera di Tocqueville? 
Abr, sull’immigrazione siamo sulla stessa lunghezza d’onda. Ho già visto da te, sono stato il tuo “muso” ispiratore
Adesso passo a leggerti!
LiberaleScomodo, benvenuto sul mio sito, spero lo possa trovare “comodo”. Grazie!
GM, giusto l’appunto che mi fai. Mah, aspettiamo di vedere se e come (e quanto) la Francia imboccherà questa strada.
JCF, dici bene: “senza una robusta dose di scetticismo verso l’attivita’ statale“. Io credo che una parte dell’Italia (indovina un po’ quale?) se ne stia rendendo conto da sola. Tu che vivi lì puoi confermare…
Grazie Simone! Te l’avevo detto: seguimi, ti mostrerò la strada!
Ciao e grazie a tutti.
Robinik wrote @ September 29th, 2006 at 12:05 am
Ops un post che non batte le pinne a Mancia. C**o devo aver sbagliato indirizzo
StarSailor wrote @ September 29th, 2006 at 12:07 am
Rob, facciamo la conta? Io ho scritto ventina di righe in tutto…
ringo wrote @ September 29th, 2006 at 12:22 am
Letto con calma e lettura davvero interessante.
Certo che se l’hai copiato…
Saluti.
StarSailor wrote @ September 29th, 2006 at 12:56 am
Uff… Ringo 
Ho citato libri e fonti. E’ certo che il Conservatorismo compassionevole non l’ho inventato io… Ciao!
ringo wrote @ September 29th, 2006 at 1:49 pm
Ci mancherebbe che lo avessi inventato tu! Perché certamente avresti copiato da qualcuno!
:D
StarSailor wrote @ September 29th, 2006 at 1:58 pm
Miiiiii!
Robinik wrote @ September 29th, 2006 at 5:15 pm
Ma vuoi mettere 20 righe errate contro dieci post perfetti?
Robinik wrote @ September 29th, 2006 at 5:16 pm
P.S. Certo che voi redatori di TQV non avete proprio il senso dell’umorismo
StarSailor wrote @ September 29th, 2006 at 5:48 pm
“Certo che voi redattori di TQV non avete proprio il senso dell’umorismo”
Come no?! Leggi il commento che ti ho lasciato al post sopra?
Robinik wrote @ October 2nd, 2006 at 12:00 pm
P.S.
Mi hai chiesto un parere sul post (o meglio sui temi di cui tratta il post) e io proverò a dartelo.
Non conosco in maniera approfondita la questione e non sono così ferrato per dare un giudizio tecnico quindi posso risponderti solo “a naso”
Verso queste cose ho un firewall ideologico quindi non le condivido in partenza.
Sono convinto che si debba fare di tutto per garantire a tutti l’uguaglianza “in partenza” e credo che ogni tentativo di “aggiustare” le condizioni in arrivo da parte dello stato sia sbagliato.
Lo è anche perchè lo stato genera inevitabilmente burocrazia, gigantismo e rischia di attaccarci la corruzione… tutte cose che nella migliore delle ipotesi non ottimizzano le risorse a disposizione.
Certo che paragonare il modello USA a quello Europeo è impossibile perchè la cultura di base fa in modo che gli stessi provvedimenti vengano percepiti ed interpretati in maniera differente (cosa direbbero in Italia se gli spiegassimo che Clinton ha fatto politiche Repubblican e Bush Liberal in quel campo?) ti dico quindi che per quel poco che ne capisco la cosa non mi piace.
Lo stato si deve occupare della sicurezza dei cittadini e deve garantire un sistema di regole liberali assicurandosi che vengano rispettate.
Meno pensa al resto meglio è.
Ciao!
p.S. Fossi in te chiederei a quegli schifosi realisti di Epistemes.org di farci un post
Robinik wrote @ October 2nd, 2006 at 12:01 pm
Chissà come mai rispondere “a Naso” significa rispondere “alla caxxo” ?
Rob, quegli schifosi realisti di Epistemes.org realizzano post su commissione? Mia poi? 
Io credo che la realtà purtroppo ci impone di interessarci in qualche modo anche di chi non riesce a giungere all’arrivo. Questo non significa avere come obiettivo finale l’uguaglianza di tutti, stronzata in salsa statalista. La responsabilità resta ad ognuno, ma un pizzico di vera solidarietà che parta dall’iniziativa dei singoli o delle organizzazioni, magari incentivate (detassazione) dallo stato, è necessaria.
Robinik wrote @ October 2nd, 2006 at 3:04 pm
Sono d’accordo su questo punto Star.
Il problema è che io lascerei questo compito all’iniziativa privata (magari avantaggiando con defiscalizzazioni). Io lo Stato che assolve a questo compito proprio non ce lo vedo.
Poi in questo momento in cui sto pagando cose al 90% degli Italiani proprio non ci sento
P.S. Quegli schifosi realisti che incuicciano con il naziislamismo, uccidono il fusionismo del “niet” e ne combinano di tutti i colori non realizzano post su commissione ma magari sollecitati su un tema si impegnano. Credo abbiano ricevuto l’ultima edizione dei quindici. Magari non è al livello di chi scrive una riga con scritto “fanculo” però potrebbero essere interessanti
Robinik wrote @ October 2nd, 2006 at 3:05 pm
P.S. Non hai risposto alla mia domanda
Dai Rob, lo sai che quegli sporchi realisti di Epistemes.org hanno tutta la mia stima. Daniele e i Gemelli li ho messi nel TBO e nei primi livelli dei blocchi (quando c’erano) ogni santa volta che postavano. Per me è fondamentale dialogare tra noi sulle varie posizioni: leggo Rocca e leggo i Twins; solitamente “in medio sta virtus” 
Poi, però, è anche vero che, come dice sempre Daniele, la politica estera di uno stato deve essere prima di tutto SCEGLIERE.
Poi in questo momento in cui sto pagando cose al 90% degli Italiani proprio non ci sento
Effettivamente oggi con i comunisti al governo è un po’ più dura. Però se ti riducessero le tasse al 30% e i pochi servizi che chiedi allo stato funzionassero sono certo che cambieresti idea.
Sul secondo PS mi avvalgo della facoltà di non rispondere. Chiedilo al diretto interessato. Anche perché il mio cognome “Sciotto” è stato ormai modificato in “Sciocco” e quindi non sono il più indicato a risponderti!
Ciao!
Robinik wrote @ October 2nd, 2006 at 4:53 pm
beh… se poi mi inviassero anche la Hunziker a casa sarei ancora più contento
[…] Guardiamo con particolare interesse a Nicolas Sarkozy, lo si è capito qualche post fa. Leader giovane, dinamico, carismatico, liberale in un paese dove il socialismo la fa da padrone a sinistra come a destra; attento ai valori, alla religione, alla cultura; una spanna sopra i suoi stessi compagni di partito (vedi il primo ministro de Villepin, ndStar); abile a gettarsi nella mischia e risolvere situazioni incandescenti come la rivolta delle banlieues dello scorso autunno. Da queste parti dedicheremo ampio spazio alle vicende politiche d’oltralpe, al cammino che dovrebbe condurre Sarkò all’Eliseo nella prossima primavera, non foss’altro perché il grande filosofo che ha dato il nome alla nostra città dei liberi arriva proprio da lì. Inoltre, sarà un buon esercizio per il nostro francese fermo ai tempi in cui si recitavano a memoria a professoresse (per ovvi motivi) e fanciulle (motivi ancora più ovvi) i versi de Le fleurs du Mal di Baudelaire. E chissà che alla fine non ci staranno simpatici pure i francesi? […]
Clap clap!
Ottimo post!
Grazie
HTML-Tags:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <code> <em> <i> <strike> <strong>