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StarSailor, Un sito di Francesco Sciotto

Archive for September, 2006

Larry Legend

“Lascio stasera lo sport che amo, dopo aver dedicato la mia vita sportiva ai Celtics. E’ stato fantastico. Ringrazio voi, Magic, l’organizzazione dei Celtics per avermi spinto a vette che non avrei mai pensato di raggiungere.”
LARRY BIRD, 4 FEBBRAIO 1992

Del basket mi sono innamorato guardando le repliche in videocassetta delle sfide degli anni ‘80 tra i Boston Celtics e i Los Angeles Lakers. Quella rivalità all’epoca voleva dire soprattutto Larry Bird contro Magic Johnson. I supporting cast non erano da meno - Kevin McHale, Robert Parish, Bill Walton, Danny Ainge, Dennis Johnson da una parte, Kareem Abdul-Jabbar, James Worthy, Jamaal Wilkes, Bob McAdoo, Byron Scott dall’altra - ma erano Larry e Magic a catturare interamente la scena. In dieci anni, dal 1979 al 1989, i Lakers giunsero in finale ben otto volte vincendone cinque; i Celtics cinque volte portando a casa tre titoli. Il fascino del Boston Garden con quel parquet dalla trama unica in tutta l’NBA; la voce del mitico “Chick” Hearn al Forum di Inglewood, California, e le sue invenzioni linguistiche, quando a partita virutalmente conclusa gridava: “This game’s in the refrigerator: the door is closed, the lights are out, the eggs are cooling, the butter’s getting hard, and the Jello’s jigglin’!“; la brillantina nei capelli di Pat Riley, Jack Nicholson in prima fila a tifare Los Angeles. Oggi, del fascino di quegli anni resta poco: Chick è volato via; il Forum è stato sostituto dallo Staples Center, il Boston Garden dal Fleet Center; Pat Riley è seduto sulla panchina dei Miami Heat ma non ha più lo smalto di vent’anni fa; Magic e Bird vivono ognuno a proprio modo il mondo del basket ma hanno perso il carisma di quando indossavano una canotta e un paio di shorts. Los Angeles, malgrado Phil Jackson e Kobe Bryant, non è più dominante; Boston è in crisi da anni e ancora non si vede la luce bianca in fondo al tunnel. Solo Jack Nicholson è rimasto al suo posto, più vecchio ma sempre primo tifoso dei Lakers.
I L.A.Lakers probabilmente sono stati la squadra più forte di quella decade, e forse per questo io tifavo Boston Celtics: perché a vedere quel contadino dell’Indiana, quel bianco dalla schiena bizzosa dominare in una lega di superatleti afro-americani, non potevi non innamorarti di lui. E di tutto questo meraviglioso sport.

LARRY BIRDGrazie a Fabio Anderle potremo rivivere quegli anni, attraverso la storia del grande Larry Bird. Sul sito Italian Celtics Pride è possibile scaricare il libro: “Larry Legend“, la prima biografia in italiano di Larry Bird. Sarà la mia lettura per questo weekend, certo che non riuscirò a staccare gli occhi da questo racconto fino a quando non leggerò la parola FINE.
Le statistiche di Bird si commentano da sole: 897 partite giocate, 21.791 punti realizzati, 8.974 rimbalzi, 5.695 assist. Sono immense ma ancora non riescono a spiegare la grandezza di questo giocatore. Eletto nella Naismith Memorial Basketball Hall of Fame (1988), tre titoli NBA, tre volte MVP della regular season, due delle finali, rookie dell’anno nel 1980, uno dei docici componenti dell’Original Dream Team che vinse le Olimpiadi di Barcellona 1992. THE GREAT WHITE HOPE.
Quando Bird si ritirò il suo eterno amico/rivale, Magic Johnson, gli riservò le parole più belle: Larry, mi hai costretto a notti insonni, eri l’unico giocatore che temessi. Perché se mancavano pochi secondi alla fine ed il punteggio era in equilibrio, sapevo che avresti trovato il modo di vincere. In tutti questi anni sei sempre stato sincero e leale. Solo in un’occasione mi hai mentito, quando mi hai detto che prima o poi ci sarebbe stato un altro Larry Bird. Larry, non ci sarà mai un altro Larry Bird. Ti voglio bene, ti rispetto e ti ammiro, grazie.”

Grazie a Fabio Anderle per averci regalato (è proprio il caso di dirlo visto che il libro è scaricabile gratuitamente) nuovamente queste emozioni. SCARICATELO QUI.

Buon fine settimana a tutti,
StarSailor

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Happy Birthday Mr. President!

Auguri di cuore, Presidente! Quante vittorie insieme… Gliene chiedo un’altra: si riprenda in mano questo cazzo di paese.

Auguri di cuore, Presidente!Favoloso “biglietto d’auguri” dell’Anarca:

“[…] Berlusconi ha 70 anni ed entrerà nei libri di storia inevitabilmente perché ha cambiato il volto di questo paese. Ha traghettato l’Italia fuori dalla melma di tangentopoli e di un’offensiva giudiziaria che ha minato (quella si) le regole della democrazia. Ha inventato il bipolarismo… anzi è stato lui, fino ad oggi, il bipolarismo. E’ stato odiato come solo la stupidità ideologica consente di fare. Ha diviso l’Italia e ha imposto l’obbligo di una scelta di campo. Ha costretto la stessa sinistra paleo-comunista a confrontarsi con se stessa ed il proprio futuro, altrimenti staremmo ancora alle lacrime di Occhetto. Ha rivoluzionato linguaggi, immagini, comunicazione. Ha dato un volto, un’identità politica, un’emozione di piazza ad una parte del paese (forse quella maggiore) che non ha intellettuali, premi nobel, giornalisti, cantanti, comici a rappresentarla. Ha creato le basi per la costruzione di un soggetto politico che può, per la prima volta, tenere insieme conservatori e liberali, riformisti e identitari, laici e cattolici… cosa impensabile 10 anni fa (e che ora forse sta ad altri iniziare a lavorare sul serio per costruire questa questa maledetta e straordinaria Right Nation di cui l’Italia ha bisogno). […]”

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Nuova Europa Compassionevole

UPDATE: Questo post ha avuto l’onore di ispirare uno splendido approfondimento sul tema del mio Northern Friend, Abr. La lettura è assolutamente consigliata. Qui.

“Ci sono persone in Francia che vorrebbero nella Repubblica una situazione stabile e tranquilla, un obiettivo verso il quale le idee ed i costumi trasportassero ogni giorno le società moderne, e che vorrebbero sinceramente aiutare gli uomini ad essere liberi. Quando attaccano le fedi religiose, seguono le loro passioni, non i loro interessi. Il dispotismo, ma non la libertà, può fare a meno della religione. La religione è molto più necessaria nella Repubblica che esse raccomandano che nella monarchia che attaccano, e nelle repubbliche democratiche più che in ogni altra forma di governo”
Alexis de Tocqueville, La Democrazia in America, I, 9.

Mr. David Cameron e Monsieur Nicolas Sarkozy sono i due astri nascenti della destra europea. Quarant’anni (il prossimo 9 ottobre) il primo, e già leader del partito conservatore inglese; cinquantuno anni e tanta esperienza politica alle spalle per il secondo, attuale Ministro dell’Interno francese e presidente dell’Unione per un Movimento Popolare (UMP).
Entrambi hanno già imboccato la strada che li condurrà alla conquista della leadership nei loro rispettivi paesi. David Cameron è, ad oggi, il maggior accredidato a occupare l’appartamento del n°10 di Downing Street, Londra, residenza del primo ministro inglese, visto che il suo contendente, il neo leader labour, Gordon Brown, pare considerato “unfit” da avversari e alleati per ricoprire quel ruolo; Nicolas Sarkozy tenterà la scalata all’Eliseo durante la prossima primavera, quando in Francia si terranno le elezioni presidenziali, e con molta probabilità sarà la socialista Ségolène Royal - anche se bisognerà attendere fino a novembre per conoscere il candidato del PS - a contendergli il ruolo di successore di Chirac.
C’è una cosa più delle altre che accomuna Sarkò e Cameron: la passione per la dottrina politica e filosofica del Conservatorismo Compassionevole, tanto cara al presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, che ne ha fatto programma elettorale durante la campagna presidenziale del 2000 contro Al Gore. Passione che ha spinto il leader francese a imboccare la stessa strada, tanto che il libro da lui scritto, La Repubblica, le religioni, la speranza, riprende fedelmente le linee guida di questa filosofia adattandole all’esperienza francese; oltremanica, invece, da quando Cameron è diventato il capo del partito, sul sito ufficiale dei Tories campeggia una scritta “Compassionate Conservatism” che invia ad un’accurata sezione dove viene ampiamente definito il nuovo corso intrapreso dai conservatori britannici.

Che cos’è il Conservatorismo Compassionevole?
E proprio George W. Bush a darne una definizione assai chiara:

“E’ compassionevole aiutare i nostri concittadini che sono rimasti indietro. E’ conservatore insistere nella responsabilità di ognuno e sui risultati” (April 30, 2002).

Il “godfather” del Compassionate Conservatism è Marvin Olasky, consigliere di G.W. Bush, che nel 2000 ha raccolto tutte le sue idee in un libro dal titolo “Compassionate Conservatism: What it is, What it does, and How it can transform America“: una ricetta di stampo conservatore su temi come ambiente, sanità, immigrazione, da sempre cavalli di battaglia della sinistra. Accanto a Olasky, il direttore del trimestrale City Journal, Myron Magnet, che in un articolo pubblicato nel febbraio del 1999 sul Wall Street Journal intitolato “What is Compassionate Conservatism?” spianò la strada alla pubblicazione del libro.

Compassionate conservatives offer a new way of thinking about the poor. They know that telling the poor that they are mere passive victims, whether of racism or of vast economic forces, is not only false but also destructive, paralyzing the poor with thoughts of their own helplessness and inadequacy. The poor need the larger society’s moral support; they need to hear the message of personal responsibility and self-reliance, the optimistic assurance that if they try —as they must —they will make it. They need to know, too, that they can’t blame “the system” for their own wrongdoing.

Una ricetta alternativa dunque che vada oltre l’inesatta dicotomia propagandata dalla sinistra (liberal americana, socialista europea, comunista italiana) a sostegno delle proprie tesi: “big government” vs. “indifferent government”. Si può essere liberali curandosi attentamente “di chi è rimasto indietro”. Compassionevole è aiutare attivamente i cittadini che hanno realmente bisogno; conservatore è insistere nella singola responsabilità di ognuno e nei risultati. Il governo non può risolvere ogni problema ma può incoraggiare le persone e le comunità - e qui diventa cruciale il ruolo delle diverse religioni - ad aiutare loro stessi e gli altri. Non aumentando la spesa sociale ma offrendo aiuto ai cittadini per costruirsi la propria vita da soli (diminuendo le tasse?). Educazione, scuola, sconfiggere la povertà dentro e fuori il proprio paese.
Se si confronta questa idea “conservatrice” con quanto, ad esempio, affermato da un liberale duro e puro come Antonio Martino, nella premessa al paragrafo “Solidarietà o statalismo?” del suo libro “Semplicemente Liberale“, ci si può rendedere facilmente conto che nei due casi analisi e soluzione ai problemi coincidono: il superamento del Welfare State per arrivare ad una sorta di Welfare Society, il passaggio dall’idea che debba essere lo Stato a doversi occupare dei problemi sociali (come ha sempre inteso, fallendo, la sinistra) a quella che possano essere i singoli individui, le libere associazioni e (come già fanno) le chiese, le moschee, le sinagoghe a impegnarsi in questo settore. Non uno stato-confessionale ma, proprio come sosteneva Alexis de Tocqueville, un’apertura culturale al senso religioso e alla libertà come dimensione spirituale capace di creare le motivazioni per l’azione individuale indirizzata alla crescita dell’intera società. Una laicità aperta e serena dove tutti, di qualunque fede essi siano, possano vivere la propria esperienza e partecipare alla costruzione della democrazia. L’idea appunto che credenti e non, cattolici o di altre confessioni, ci si possa schierare tutti a favore di chi ha bisogno. Il tutto con buona pace dei sostenitori dello statalismo: fallito; del multiculturalismo: fallito; dell’ambientalismo verde: fallito.
Questa è il cammino che sta compiendo l’America; questa è la nuova frontiera verso cui Cameron e Sarkozy si stanno avventurando; questa è la direzione in cui dobbiamo andare.

Altre fonti:
Marco Respinti su Ideazione, lug-ago 2005.
Raffaele Iannuzzi su Il Domenicale, 7 maggio 2005.

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Alè Sarkò!

Nicolas Sarkozy (by http://sarkozyetmoi.typepad.com/)“[…] Comme la jeunesse de la révolution a balayé le vieux monde, comme la jeunesse de la Résistance a mis un terme à la guerre civile européenne. Comme la jeunesse tchèque a pris sa revanche sur le printemps de Prague. Comme un jour la jeunesse chinoise finira par effacer Tien-An-Men, vous changerez le monde si vous ne laissez personne vous voler vos rêves. Tout est possible. Tout est possible si on le veut. […]”
Nicolas Sarkozy, Marseille 3 septembre 2006

“[…] Come la gioventù della rivoluzione ha spazzato via il vecchio mondo, come la gioventù della resistenza ha messo fine alla guerra civile europea, come la gioventù ceca ha preso la sua rivincita sulla primavera di Praga. Come, un giorno, la gioventù cinese, finirà per cancellare Tien-An-Men, voi cambierete il mondo se non permetterete che nessuno vi rubi i vostri sogni. Tutto è possibile. Tutto è possibile se lo si vuole. […]”

Clicca qui per il video del discorso.

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Adesso dateci il Ponte!

Classifica Serie A

La riscossa della Sicilia arriverà dal calcio?
Palermo
e Messina (con una partita in più rispetto alle altre squadre) sono rispettivamente prima e seconda del campionato di calcio di serie A. Il Catania è piazzato a metà classifica. Nessun’altra regione, quando siamo giunti alla quarta giornata (comunque vadano gli altri incontri di domani, ndStar) può vantare un primato simile: 22 punti in tre squadre con il Palermo che deve ancora giocare fuori casa ad Empoli. Sarà pure una statistica che lascia il tempo che trova, ma tant’è. Magari la realtà fosse semplice come un campionato di pallone..!

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Astenersi perditempo!

UPDATE: c’è chi la pensa come noi. A testa alta, fianco a fianco.
Non siamo soli: To Infinity and Beyond.

TocqueVille

Responsabilità limitata” vs. irresponsabilità illimitata.
Agire, costruire, crescere… vs. rimandare, ritardare, rallentare…

Io ho un presentimento, un dubbio che è quasi certezza: quelli che vorrebbero creare prima l’Associazione cui affidare la gestione di marchio logo e dominio di TocqueVille.it e poi, eventualmente (ma a quel punto non ce ne sarebbe più di bisogno), creare la Società, sono gli stessi che quando si deciderà di “girare l’Italia” per trovare iscritti, fare del fundraising, dividersi il LAVORO, avranno sempre le loro buone motivazioni per assentarsi. Questo perché lo scrivere col sedere comodo sulla poltrona è una cosa (e piace a tutti), ma quando c’è da rimboccarsi le maniche e lavorare - silenzio, testa in giù e pedalare - il discorso cambia. Non è detto che TocqueVille diventi il PROGETTO DEL SECOLO o che il futuro della Città dei Liberi sia assicurato e tutto rose e fiori. Tutt’altro. E’ certo, però, che rallentare questo percorso di cambiamento e di crescita nel momento in cui il mondo “reale” - parlo dei quotidiani e dei politici - comincia ad accorgersi di noi e a seguirci con maggiore interesse, sarebbe sciocco e suicida.
Una scelta va fatta. La Società è il primo passo; altre iniziative (come l’Associazione) si susseguiranno nell’immediato futuro tenendo conto però dei tempi tecnici di realizzazione (medio-lunghi). Questa è la realtà, tutto il resto è fuffa.

Questo è quanto avevo da dire in merito a questa faccenda. StarSailor

PS: Ovviamente, questo discorso viene a cadere, se i critici della forma societaria sono in grado di organizzare almeno quattro incontri in tutto il paese (coprendo da nord a sud) nel giro di quindici giorni, coinvolgendo più cittadini possibile convincedoli a porre la loro fiducia verso qualcosa che ancora non c’è.
PPS: Svegliatevi perché la vita non è uno di quei giochi manageriali ai quali siete abiutuati a giocare sul web! ;)

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Sono una squadra fortissimi…

…fatta di gente fantastici. :D In bocca al lupo a tutti loro per la nuova avventura e un bentornato sul web a Daniele (ex Semplicemente Liberale), il nostro esperto di Relazioni Intenazionali preferito. Epistemes.org!

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O Captain! My Captain! (Walt Whitman)

O Captain! my Captain! our fearful trip is done,
The ship has weather’d every rack, the prize we sought is won,
The port is near, the bells I hear, the people all exulting,
While follow eyes the steady keel, the vessel grim and daring;
      But O heart! heart! heart!
      O the bleeding drops of red,
      Where on the deck my Captain lies,
            Fallen cold and dead.

O Captain! my Captain! rise up and hear the bells;
Rise up—for you the flag is flung—for you the bugle trills,
For you bouquets and ribbon’d wreaths—for you the shores a-crowding,
For you they call, the swaying mass, their eager faces turning;
      Here Captain! dear father!
      This arm beneath your head!
      It is some dream that on the deck,
            You’ve fallen cold and dead.

My Captain does not answer, his lips are pale and still,
My father does not feel my arm, he has no pulse nor will,
The ship is anchor’d safe and sound, its voyage closed and done,
From fearful trip the victor ship comes in with object won;
      Exult O shores, and ring O bells!
      But I with mournful tread,
            Walk the deck my Captain lies,
            Fallen cold and dead.

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Lettera di Simone Baldelli ai Giovani Azzurri

Simone Baldelli

Simone Baldelli si è dimesso dal ruolo di Coordinatore Nazionale del Movimento Giovanile Azzurro per raggiunto limite di età (34 anni). Ricordiamo a noi stessi (e pure a voi) che in questo paese il Ministro dei Giovani ha la tenera età di 45 anni (sic!).

Di seguito la lettera con cui ha salutato e ringraziato l’intero movimento giovanile di Forza Italia.

Cari Amici,
come molti di voi sanno e come ho annunciato anche pubblicamente nel corso del meeting di Gubbio, ho deciso di rassegnare le mie dimissioni dal mandato elettivo di Coordinatore Nazionale del Movimento Giovanile Azzurro assunto in seguito alla celebrazione del nostro primo Congresso Nazionale.
Si è trattato di una scelta di natura politica ed etica. Il mese prossimo compirò 34 anni, ho guidato questa struttura per molto tempo, e credo sia giusto lasciare spazio ad altri. Ho avuto l’onore di essere stato eletto deputato, cosa per la quale ringrazio il Presidente Berlusconi, i vertici del partito, e in particolar modo il giovanile per la forza e l’entusiasmo che ha saputo darmi anche nei momenti più difficili di questi lunghi anni di lavoro.
All’interno del Gruppo parlamentare azzurro, poi, ho ricevuto un incarico di rilievo nel Direttivo. Ho ritenuto, dunque, anche in forza del principio che ha ispirato la nostra norma statutaria sulle incompatibilità, di non poter continuare a seguire l’attività del Movimento Giovanile e la sua prossima fase congressuale con l’impegno e l’attenzione sufficienti.
Vi scrivo perché voglio che sappiate che per me questa esperienza è stata un’avventura meravigliosa e indimenticabile. Perché sappiate quanto questo nostro percorso insieme sia stato un arricchimento politico e umano senza pari.
In questi anni di congressi, incontri, riunioni, trasferte, manifestazioni, campagne elettorali, banchetti e corsi di formazione siamo tutti cresciuti insieme. In questi anni di battaglie, di rivalità, di amicizie e di strade che si sono incrociate in vario modo siamo diventati tutti più maturi e consapevoli. Siamo la prima generazione politica che ha spiccato il volo dopo il crollo del Muro e che si è formata sotto la bandiera di Forza Italia: per questo incarniamo anche anagraficamente l’intuizione geniale del nostro Presidente di realizzare la sintesi tra le migliori tradizioni democratiche, liberali e occidentali del nostro Paese, senza pregiudizi ideologici, né tentazioni estremiste. Di questa nostra storia abbiamo il diritto e il dovere di essere orgogliosi.
Ringrazio di cuore quanti hanno collaborato con me in questo lungo cammino, a partire dagli amici del Coordinamento Nazionale, sia coloro che sino ad ora e fino al Congresso hanno speso e spenderanno tempo ed energie impagabili al servizio del giovanile, sia coloro i quali, in questi ultimi anni, hanno intrapreso percorsi personali diversi, permettendo ad energie nuove e fresche di iniziare a formarsi nei diversi settori di attività, pur senza mai far mancare il loro sostegno e il loro contributo.
Ringrazio i Coordinatori Regionali e Provinciali che hanno lavorato sul territorio in questi anni di Governo, animati esclusivamente dalla passione politica e dall’entusiasmo.
Per quanti di loro usciranno dal movimento in seguito alla prossima celebrazione dei congressi, è giusto che Forza Italia sappia trovare uno spazio adeguato nel movimento politico. E su questo mi impegnerò personalmente per cercare risposte.
Ringrazio i dirigenti tutti e i militanti, sulle cui spalle si è retta un’attività organizzativa di presenza politica ed elettorale preziosa e gratuita, il cui valore è il miglior dono alla generosa caparbietà con cui Silvio Berlusconi ha saputo guidarci anche in quest’ultima durissima campagna elettorale, e continuerà a farlo in questa difficile fase di opposizione.
Ringrazio le ragazze e i ragazzi più giovani che in questi ultimi tempi si sono avvicinati. A voi faccio l’invito più caloroso a partecipare alla politica, a non perdervi d’animo di fronte alle frustrazioni e alle difficoltà. A essere protagonisti di una fase congressuale importante che rappresenterà per voi, così co me lo è stata per me, un’esperienza entusiasmante di confronto e magari anche di scontro, leale e democratico, nel rispetto delle regole e dell’autonomia della nostra struttura.
Vi chiedo, infine, scusa per ciò che non sono stato in grado di fare, per i miei limiti e per i miei errori.
Resto sempre a Vostra disposizione, perché non voglio smettere di sentirmi un giovane azzurro e non posso dimenticarmi che insieme abbiamo imparato a volare.

Simone Baldelli

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Aridatece la fiamma?

Tory Logo

L’ottimo Simone, sempre attento alle novità politiche d’oltremanica, ci informa del cambiamento del logo del partito conservatore inglese. Il nuovo corso intrapreso da Cameron - sempre più “Blameron” per i suoi detrattori - riparte da una quercia stilizzata che sostituisce definitivamente - tra non poche polemiche - il vecchio simbolo della torcia.

 

New logo AN?

Durante l’estate, discussioni su un possibile cambiamento del logo hanno interessato, nel nostro paese, Alleanza Nazionale. Adesso, conoscendo la passione del presidente Gianfranco Fini per il Conservatorismo compassionevole di cui David Cameron è fiero sostenitore, dobbiamo attenderci una modifica anche del simbolo di AN? Magari riadattato come nella foto qui a lato?

 

NB: post vagamente polemico nei confronti presidente Fini sempre attento a scopiazzare qua e là ricette altrui senza mai proporne convintamente una propria. Anche durante il dibattito di Atreju ‘06 con il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, ci ha dato questa impressione. Vorrei sbagliarmi ma più volte avrebbe potuto mettere a segno stoccate vincenti e non l’ha fatto: le argomentazioni di Bertinotti su Cuba, Telecom, economia, sono state imbarazzanti; ancora più imbarazzante però che Fini si sia limitato ad assolvere il suo compitino senza affondare mai seriamente il colpo su questi temi riuscendo, anzi, nella non semplice impresa di far fare bella figura a un uomo che nel 2006 (duemilaesei!!!) difende ancora la dittatura di Castro, vorrebbe statalizzare la Telecom e considera il libero mercato la causa dei mali odierni.
Patto tra gentiluomini o scarsa capacità del leader aennino?

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If (Rudyard Kipling)

If you can keep your head when all about you
Are losing theirs and blaming it on you,
If you can trust yourself when all men doubt you,
But make allowance for their doubting too;
If you can wait and not be tired by waiting,
Or being lied about, don’t deal in lies,
Or being hated, don’t give way to hating,
And yet don’t look too good, nor talk too wise:

If you can dream – and not make dreams your master;
If you can think – and not make thoughts your aim;
If you can meet with Triumph and Disaster
And treat those two imposters just the same;
If you can bear to hear the truth you’ve spoken
Twisted by knaves to make a trap for fools,
Or watch the things you gave your life to, broken,
And stoop and build ’em up with worn-out tools:

If you can make one heap of all your winnings
And risk it on one turn of pitch-and-toss,
And lose, and start again at your beginnings
And never breathe a word about your loss;
If you can force your heart and nerve and sinew
To serve your turn long after they are gone,
And so hold on when there is nothing in you
Except the Will which says to them: “Hold on!”

If you can talk with crowds and keep your virtue,
Or walk with Kings – nor lose the common touch,
If neither foes nor loving friends can hurt you,
If all men count with you, but none too much;
If you can fill the unforgiving minute
With sixty seconds’ worth of distance run,
Yours is the Earth and everything that’s in it,
And – which is more – you’ll be a Man, my son!

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Atreju 2006 - LIVEBLOGGING! /6

Tra pochi istanti prenderà il via il primo dibattito della giornata “L’altra Europa, terra di fede e di coraggio”. Partecipano: Maria Wittner (deputata magiara già protagonista della rivolta di Budapest ’56), Camilian Demetrescu (artista e scrittore rumeno, fondatore dell’internazionale della resistenza al totalitarismo comunista dei paesi dell’est), Risto (polacco, è il più giovane deputato d’Europa), Ludovico Incisa di Camerana (ambasciatore e scrittore), Roberta Angelilli (capogruppo di An al parlamento UE), Roberto De Mattei (vicepresidente CNR), Marco Scurria (presidente nazionale Modavi onlus). Modera: Nicola Procaccini (dirigente nazionale AG).
Due significati del titolo di questo dibattito ”L’altra Europa, terra di fede e di coraggio” : l’altra Europa come Europa dell’Est, quella della storia dei popoli forgiati nella lotta al comunismo; e l’altra Europa, quella che verrà, quella dell’Unione allargata.

Il primo intervento è quello di Maria Wittner, protagonista, a soli diciotto anni, della rivolta magiara contro il regime comunista. Arrestata e condannata a morte dalla polizia ungherese – pena che le fu poi commutata in ergastolo – rivide il figlio solo dopo quindici anni. Stimolata dal moderatore ricorda con molta tristezza la sua esperienza, il ricordo più bello e quello più brutto di quegli anni di rivolta. Un racconto toccante: porta il messaggio di quei morti; richiama alla memoria gli incontri in carcere, le suore e le contesse conosciute lì dentro; le letture dei grandi classici europei che permisero a lei e ai suoi compagni di evadere, almeno con la mente, da quelle sbarre. Il ricordo dell’ultimo Natale passato in casa a fare l’albero prima della repressione comunista.

COMING SOON: GLI INTERVENTI DI DEMITRESCU E DELL’AMBASCIATORE INCISA DI CAMERANA

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Ciao Oriana! (1929-2006)

Oriana Fallaci

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Atreju 2006 - LIVEBLOGGING! /5

Tra pochi istanti prenderà il via il secondo dibattito della giornata, “Processo alla libertà, tra relativismo e rispetto dell’uomo“. Un confronto assai interessante a cui parteciperanno Alfredo Mantovano, Gaetano Quagliariello, Daniele Capezzone e il direttore di Liberazione, Piero Sansonetti. Moderatore del dibattito sarà il vicepresidente di Azione Giovani, Paolo Di Caro.

APPUNTI SPARSI DA ATREJU 2006 (con una connessione wireless che va e viene a causa del forte maltempo che si è abbattuto sulla Capitale):
Gli ospiti vengono invitati dal moderatore a definire il loro concetto di libertà. Tocca parlare per primo a Daniele Capezzone (un Capezzone che oggi un po’ ce piace! :D ) che apre con una parentesi critica sulle dichiarazioni rilasciate da Marco Rizzo (Pdci) riguardo alla partecipazione di Sansonetti e Bertinotti a questa manifestazione.
Si parla di diritti civili. Capezzone distingue diritti da facoltà, chiedendo le seconde e non i primi; meno stato e non più stato. Da radicale e da liberale chiede un nuovo spartiacque politico: l’allergamento della sfera di decisione del singolo rispetto a quella dello stato.

Per Quagliarello la libertà della persona deve tener conto della libertà delle altre persone. Visione differente tra un liberale e un libertario. Il tema della libertà non deve essere coniugato solo al tema dei diritti ma anche a quello di alcuni principi brevi che vengono prima dello stato e non sono modificabili. Questi principi brevi sono ricavabili attraverso la comune ragionevolezza, lo stesso modo grazie al quale ci arrivò la tradizione classica. La tavola dei principi di coloro che ci sono arrivati attraverso la tradizione cristiana è pressoché identica a quelli che ci sono arrivati attraverso quella pagana.

Sansonetti non vuole far polemiche sulle dichiarazioni di Rizzo, ringrazia Capezzone per la difesa d’ufficio ma tiene a precisare che per lui l’antifascismo resta comunque un valore nonostante la sua presenza oggi. Uguaglianza e libertà, valori gemelli: principio di chiara matrice marxista. Qual è la vera libertà? E in che modo può essere compatibile agli obiettivi di governo? Due tendenze: quella liberista e quella marxista.

L’ultimo a prendere la parola sul concetto di libertà è il sen. Alfredo Mantovano. La libertà è uno scopo, come ha detto Sansonetti o, invece, è un mezzo? La libertà è un mezzo per costruire qualcosa e ha dei limiti (porta l’esempio dell’eutanasia, o dell’uso della droga). Questo dibattito deve essere un processo a una libertà che invece ritiene di non avere limiti, che non ha senso di realtà. La libertà vera è quella che a costo di provare dolore non si priva dell’essenziale legame con la realtà.

Paolo Di Caro insiste sul tema lanciato dal senatore di An: La libertà è la libertà di potersi spingersi fino agli estremi o deve comunque avere dei limiti?
Per Capezzone la libertà deve essere mezzo e fine; bisogna riconciliarli, riconciliare mezzi e obiettivi.
E’ necessario che la politica si riappropri di questi temi; però la sfera religiosa, etica e morale deve rimanere distinta da tutto questo. Bisogna liberarsi del vecchio tema “laici contro cattolici”; è necessario non mettere nei panni di estremisti chi la pensa diversamente e non giocare su schieramenti precostituiti. Il modello americano deve essere da esempio, senza privilegi, senza concordati per nessuno.

La tentazione di trasformare tutto in relativo quando si parla di etica e di valori. Quagliarello contesta l’intervento di Sansonetti, giudicandolo anacronistico e certamente non riferibile al secolo appena trascorso. Paragona i regimi siano essi comunisti, fascisti e nazisti e per questo lo schema liberismo-socialismo è del tutto fuori da tempi. I sistemi che hanno provato a sostituire la libertà col bisogno sono stati sconfitti dalla storia. La cultura giudaico-cristiana non può essere paragonata -come tanti fanno- alle culture che si fondano sull’oppressione dell’uomo e dei suoi diritti come succede nei regimi islamici. 

Il direttore di Liberazione torna sulla dicotomia liberismo-socialismo paragonandola a quella democratici-repubblicani negli Stati Uniti: stato sociale e riforme contro il mero sviluppo promosso dalla destra che sia essa americana o liberale europea. La libertà è un fine, è una congiunzione tra fine e mezzi, non solo un mezzo. L’idea che il XXI possa essere un secolo che abbia come fine la libertà? Per fare questo è necessario che ognuno -destra e sinistra- rinunci a qualcosa.
Le considerazioni conclusive toccano al senatore Mantovano: non esiste solo la moralità del fine ma anche quella del mezzo. La difesa della vita non appartiene alla religione ma alla sensibilità di ognuno: “un embrione non lo si trova in un libro di catechismo, lo si può vedere attraverso un microscopio”. E’ innegabile che la droga provoca la destrutturazione dell’uomo e nell’agire sotto i suoi effetti l’uomo non può ritenersi libero. La libertà deve partire dalla piena consapevolezza dei propri atti. Una definizione in positivo della libertà: la libertà è la possibilità di bere alla fonte.

Chiosa finale di Daniele Capezzone che ricorda Machiavelli, la libertà negli Stati Uniti, la difesa dei diritti civili nei paesi in cui essi vengono costantemente violati. Blair-Zapatero vs. Aznar, è a questo rapporto che dovrebbero fare riferimento gli schieramenti politici nel nostro paese, mischiando le carte al loro interno come succede tra i democrats o i repubblicani negli USA.

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Atreju 2006 - LIVEBLOGGING! /4 (le foto)

TocqueVille ad Atreju 2006
Sono online su sito ufficiale di Atreju ‘06 le foto della prima giornata della festa nazionale di Azione Giovani. Cliccate sulla foto per visualizzare tutte le altre.

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Atreju 2006 - LIVEBLOGGING! /3

Borsellino vs. Togliatti

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Atreju 2006 - LIVEBLOGGING! /2

Giovani che ”sono, non sembrano“. Si potrebbe cominiciare dallo slogan della manifestazione per raccontare la prima giornata di Atreju ‘06, la festa nazionale di AG: un evento la cui organizzazione, mi dicono, migliora notevolmente di anno in anno. Molti giovani presenti nonostante sia il primo giorno d’apertura e tanti di loro debbano ancora giungere nella capitale da ogni parte d’Italia. Giovani che non hanno vergogna a definirsi ”de destra“, che ringraziano Berlusconi per aver “sdoganato” questo termine permettendo a loro - che, ancora oggi, con somma ignoranza e disprezzo da parte di alcuni rappresentanti parlamentari dell’estrema sinistra italiana, vengono definiti i “nipotini di Salò” - di entrare a piena voce nel dibattito politico nazionale; giovani che portano avanti con dedizione e competenza le loro battaglie, siano esse scolastiche, universitarie o sui grandi temi della politica mondiale. Giovani, infine, che attendono con ansia il faccia a faccia Fini-Bertinotti di sabato mattina (ore 11.00) - moderato dalla loro presidentessa, Giorgia Meloni - mostrandosi, in questa febbrile attesa, molto più avanti dei loro dirimpettai di sinistra che non hanno accettato la scelta dell’ex segretario di Rif.Comunista di partecipare al confronto in qualità di Presidente della Camera dei Deputati e che per quel giorno hanno preparato un contro sit-in di protesta.

Si scrive e si fa politica, tutto insieme finalmente. Un connubio che non può non far bene a chi solitamente è abituato a fare solo l’una o l’altra cosa. Azione, giovani!

Stay tuned

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