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StarSailor, Un sito di Francesco Sciotto

Dove vai Italia? (parte I)

Logo Giappone 2006Ladies (soprattutto) and gentlemen, ariecchime “operativo”, pronto a scrivervi qualcosa di sensato come mai visto prima d’ora su queste pagine :D
Per non affaticarmi troppo dato il caldo e la voglia (ancora) di vacanza e per dare tempo ai miei neuroni di tornare dalle ferie (in realtà loro vivono in ferie da una vita, ogni tanto mandano cartoline dalle località più disparate ma non ho mai avuto il piacere e l’onore di conoscerli di persona) vi parlo di qualcosa di “easy”, molto “easy”: gli studi di Milton Friedman sulla Teoria quantitativa della moneta. 
Si tratta di tanti studi e pure molto interessanti.
Fine.

Adesso passiamo a qualcosa di più impegnativo. Non posso ignorare la richiesta da parte dell’amico SGS di dire la mia sui mondiali di basket in corso di svolgimento in Giappone e sulla nostra nazionale appena eliminata per mano di una non trascendentale Lituania e dunque vi toccherà ascoltarmi (fate finta che ve lo stia leggendo io - che belle scene, signori :P ) un po’. Che la Lituania batta l’Italia in una partita di pallacanestro ci può stare. I baltici, pur privi del “Re” Sarunas Jasikevicius e del tremendo tiratore Ramunas Siskaukas e alle prese con un non semplice ricambio generazionale (pescare i nuovi Sabonis o Marciulonis non è affatto facile), restano una delle formazioni più forti del vecchio continente. Tre giocatori in NBA: Songaila (Chicago Bulls), Macijauskas (una stagione incolore a scaldare la panca dei NO/Ok Hornets e già di ritorno in Europa a far la stella nella prossima Eurolega con la maglia dell’Olympiakos Pireo) e Kleiza (Denver Nuggets); nessuno dei tre di primissimo livello oltreoceano ma certamente dei “fattori” se raffrontati al basket europeo. Eppoi, i due gemelli Lavrinovic (più Darius che Ksystof), il lungo Javtokas, la guardia “senese” Mindaugas Zukauskas e l’ala Gustas. Una squadra più che discreta che però domani tornerà a casa perdendo nettamente per mano della Spagna di Pau Gasol e che se rigiocasse per altre venti volte quell’ottavo di finale contro la nostra nazionale lo perderebbe sonoramente tutte e venti. Ma la controprova non potremo mai averla e con i “se” non si vincono le rassegne continentali e neppure le Olimpiadi quindi raccogliamo quello che si è visto di buono e prepariamoci perché l’obiettivo reale sono i campionati europei che si disputeranno la prossima estate e che assegneranno i posti per Pechino 2008, le prime Olimpiadi cinesi della storia. Innanzitutto partiamo da una considerazione fondamentale: questa nazionale ha un futuro roseo davanti a sè. Del vecchio gruppo, infatti, restavano solo il capitano Basile, Matteo Soragna (leader nascosto e autentica chioccia per questi giovani) e l’esperto centro, Denis Marconato. Per il resto erano tutti giovani alla prima o seconda esperienza importante con la maglia azzurra. Il Baso, dopo gli errori ai tiri liberi nel finale di gara e, in generale, dopo un mondiale giocato sottotono, ha voglia di mollare; tradito dalle gambe, da una condizione fisica ottimale che non è mai arrivata, ha finito per perdere anche la testa, la concentrazione, la tranquillità con la quale è sempre stato capace di segnare canestri incredibili, “bombe” da 7-8 metri: i “tiri ignoranti”, suo marchio di fabbrica. Fuori forma è arrivato anche Denis Marconato, lungo di rara tecnica con un più che distreto tiro dalla media ma da sempre con troppo poca grinta nel pitturato. Forse il loro ciclo in azzurro termina qui anche perché reggere l’onda d’urto di una stagione lunga dodici mesi dodici, giocando campionato ed Eurolega ad altissimi livelli più la preparazione con la Nazionale, può diventare impresa sempre più ardua col passare dell’età. Chi è sembrato invece fresco come un ragazzino è stato l’altro “vecchietto” del gruppo, Matteo Soragna. Per Teo ho un debole particolare dovuto al fatto che l’ho visto crescere cestisticamente e muovere i primi passi ad alto livello nella mia città. A cavallo tra i due secoli, infatti, indossò per tre stagioni la maglia della gloriosa Cestistica Barcellona, trascinandola dalla serie B alle Legadue fino alla finale per la promozione in Serie A persa di un soffio con la Snaidero Udine. Teo è un giocatore incredibile, l’erede di Riccardo Pittis per come la vedo io (è infatti ne ha pure ereditato la maglia n°7 nella Benetton Treviso). Sempre concentrato in difesa, pronto a marcare l’attaccante più pericoloso e a ripresentarsi dall’altra parte del campo con una lucidità da fare invidia che gli permette di effettuare (quasi) sempre la scelta giusta. Dalla sua leadership silenziosa sul parquet e dentro lo spogliatoio bisognerà ripartire.
FINE PRIMA PARTE - (SECONDA PARTE: Bargnani, Belinelli, i giovani e i “giovani”)

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12 Comments »

  otimaster wrote @ August 28th, 2006 at 8:36 pm

“pronto a scrivervi qualcosa di sensato” ecco siamo solo all’inizio e già cominci a fare promesse che non potrai mantenere :) ciao Pivello ben tornato.

  ringo wrote @ August 28th, 2006 at 8:46 pm

Ho saltato la prima parte del post, fa niente?

  StarSailor wrote @ August 28th, 2006 at 8:56 pm

Potrei stupirti Master :P
Ringo, ritengo la mia lezione di economia fondamentale :mrgreen:

  freedomland wrote @ August 28th, 2006 at 10:21 pm

io dico che potevamo andare lontanissimo con questi ragazzi,ci siamo fermati prima,pazienza!

Pechino 2008 è per vincere. Che vincere vuol dire arrivare secondi dopo gli usa.

  SGS wrote @ August 29th, 2006 at 8:46 am

OHHHH finalmente!!! Ammettilo che facendosi eliminare anzi tempo ti hanno fatto un dispetto; tu volevi scrivere solo delle partite che contano! ;-)

Ottima analisi, condivido soprattutto la nota sulla “scarsa” grinta del monumentale Marconato!

  StarSailor wrote @ August 29th, 2006 at 10:37 am

freedomland, a Pechino2008 potremmo avere due giocatori NBA e altri due pronti ad andarci e vincere potrebbe voler dire arrivare primi davanti agli USA ;)
SGS, era vergognoso che non avessi detto la mia su questi Mondiali in qualità di massimo esperto del globo riconosciuto da tutti voi! :mrgreen: Ok, mi smonto un po’…

  freedomland wrote @ August 29th, 2006 at 10:49 am

massimo esperto del globo, mica di basket :D

  StarSailor wrote @ August 29th, 2006 at 10:57 am

potrei modificare il commento precedente aggiungendo “di basket” e farti fare la figura del pirla… :P

  freedomland wrote @ August 29th, 2006 at 1:27 pm

ho fatto lo screenshot,sono mica un luttazzi qualsiasi io :P

  Kagliostro wrote @ August 29th, 2006 at 5:08 pm

Aho’ non ce stamo a prende in giro.
Quella partita NON LA DOVEVANO PERDERE!
Perchè, perché, perché?
Ciao

  StarSailor wrote @ August 29th, 2006 at 5:24 pm

Simone, cacchio con ’sti screenshot. Sono diventati una moda!
K, e c’hai ragione! Oggi la Lituania ha perso di brutto con la Spagna. Ovviamente io l’avevo già predetto :mrgreen:

  StarSailor » Dove vai Italia? (Parte II) wrote @ September 1st, 2006 at 4:59 pm

[…] Con qualche giorno di ritardo arriva la seconda parte del post “Italia dove vai?” (qui la prima parte) dal sottotitolo “Belinelli, Bargnani, i giovani e i “giovani”” sulla nazionale di basket italiana impegnata nei mondiali di in Giappone e uscita anzitempo, negli ottavi di finale, sconfitta per mano di una non trascendentale Lituania che, come avevo pronosticato, ha poi subito una sonora lezione nei quarti di finale dalla Spagna. Avevamo concluso parlando della leadership dentro e fuori dal parquet di Matteo Soragna, uno che non le manda a dire neppure a Dwayne Wade, roba da titolo NBA e venti di media per allacciata di scarpe. Narrano ormai le leggende cestistiche che durante uno scontro di gioco Wade si sia rivolto a Soragna dicendogli: “Non sei un duro!” Il “nostro” mantovano, per nulla intimorito dalla fama (e dai muscoli) del pupillo di Shaquille O’Neal, gli ha immediatamente replicato: “E tu non sei Michael Jordan!” SE E’ VERO, SUBITO NEL LIBRO DEGLI AFORISMI CESTISTICI. Adesso, come dicevamo, ripartiamo dal sottotitolo di questo post (Belinelli, Bargnani, i giovani e i “giovani”) e, precisamente da i giovani tra virgolette. “Giovani” come Mordente, Michelori, Pecile, Mason Rocca, Di Bella: tutta gente che il quarto di secolo di vita l’ha ampiamente superato; sportivamente giovani solo per un movimento cestistico come il nostro che fatica a ritagliargli spazio nei roster dei vari team che quasi sempre preferiscono pescare ragazzi oltreoceano belli e pronti per scendere sul parquet anche se di poco talento e tecnicamente più scarsi dei nostri piuttosto che investire, magari, in progetti a lunga scadenza (molto meno convenienti dal punto di vista economico) per lanciare i giovani italiani. E così succede che due come Michelori e Mordente che ai tempi delle giovanili dell’Olimpia Milano facevano stropicciare occhi e orecchie a tutti i talent scout siano finiti per qualche anno nel dimenticatoio salvo poi riscoprirsi nel pieno della maturità cestistica pedine fondamentali per i loro team e per questa nazionale. E succede anche che uno come Di Bella sia dovuto passare dalla serie D via via per tutte le serie inferiori prima di far capire a tecnici e dirigenti di valere la serie A e la maglia azzurra. Ma il problema dei vivai, lo sappiamo non riguarda solo il mondo della pallacanestro. Per Richard Mason Rocca il discorso è differente: laureato a Princeton in Ingegneria è arrivato nel nostro campionato con lo status di extracomunitario e dopo un paio di stagioni giocate ad altissimo livello è riuscito ad acquisire il nostro passaporto per via della origini italiane dei suoi avi. Un’aggiunta fondamentale, un uomo che sembra avere una calamita nelle mani capace di attrarre tutti i palloni che navigano in area pitturata. Senso stratosferico del rimbalzo e grande grinta sotto le plance grazie alla quale riesce a dar filo da torcere ai lunghi avversari nonostante i limitati mezzi fisici. I giovani (senza le virgolette). Gigli, Mancinelli, Garri: i primi due in odore di NBA durante il draft dello scorso anno, l’altro destinato ad essere l’erede di Giacomo “Jack” Galanda. Giocatori dal presente importante e dal futuro stellare se riusciranno a limare i piccoli difetti che li accompagnano (vedi alla voce concentrazione). Gigli deve mettere su un po’ di chili e costruire un fisico capace di fare a sportellate con i forti lunghi che questo anno incontrerà in Eurolega con la maglia della Benetton. Mancinelli, devastante in campo aperto, deve diventare più credibile nel gioco ragionato a metà campo. Poi ci sono i giovani che verranno, un gruppo di ottimi giocatori che ha già vestito in più occasioni la maglia azzurra, chi nelle nazionali giovanili chi negli stages e nel training camp premondiale con la prima squadra. Un movimento che fa ben sperare a tifosi e addetti ai lavori, anche se qui mi limito a fare due soli nomi: Luigi Datome e Danilo Gallinari. Prendete carta e penna e segnateveli perché se la storia dice Meneghin, Myers, Basile, il futuro sarà certamente nel nome di questi due talenti purissimi. Il primo (nato a Treviso, cresciuto in Sardegna e, adesso, senese d’adozione), classe 1987, è un’ala di 202cm che dovrebbe entrare a far parte stabilmente del giro della nazionale già dale prossime convocazioni. E stessa sorte spetterà al secondo, Danilo figlio del grande Vittorio Gallinari, uno dei componenti delle mitiche “scarpette rosse” degli anni ‘80 che dominavano la scena della pallacanestro italiana ed europea. Un predestinato, con il talento trasmessogli geneticamente dal padre? E’ certo che trovare una guardia nata nel 1988 di due metri e cinque centimetri capace di stare sul parquet con l’atteggiamento giusto, quello di un giocatore maturo e concentrato nonostante la poca esperienza, non capita tutti i giorni. Su di lui ha scommesso molto Milano per la prossima stagione ed è pronto a fare altrettanto anche coach Recalcati in nazionale. […]

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